Non si può dire che si nascondano

Quasi a voler chiudere una trilogia della manifestazione dei pensieri più o meno reconditi dei nostri governanti e degli esponenti più in vista delle classi dirigenti italiane, dopo le irraggiungibili vette della Bellanova e di Poletti, di cui parlavo nei due post che questo precedono, oggi mi tocca scrivere del migliore interprete del momento che stiamo da anni vivendo.

Nel risponde qualche settimana fa a Vespa che, fintamente perfido quanto sornione e complice, gli chiedeva se stesse vivendo a carico di sua moglie, Renzi ha detto: «Non vivo a carico di nessuno. Ho una serie di iniziative mie: un libro, professore universitario… Io come arrivare alla fine del mese me lo trovo». E noi siamo contenti, davvero. Ho una sola domanda. Tempo addietro raccontai di una docente universitaria che, in commissione d’esame per un dottorato di ricerca, altro che cattedra, definì «non serio» il comportamento di un candidato reo di non aver seguito prima di quell’appuntamento un corsus specifico e approfondito sulla materia. Ora, a lui non servirebbe? A lui non servono dottorati, percorsi di ricerca e pubblicazioni? Basta la “chiara fama”, peraltro, e nel caso, guadagnata su campi differenti e non assimilabili a quello accademico?

Quasi sbadatamente (e dico «quasi» perché sono convinto che non sia casuale), i potenti nostrani non perdono occasione per buttar là una qualche proterva dimostrazione della loro facoltà di fare al dispetto dei limiti che valgono per gli altri, ma non per loro. Novelli marchesi del Grillo, spiegano, in pensieri, parole, opere e omissioni, che le regole che si applicano ai campi comuni, dove vivono loro diventano eccezioni, perché loro sono loro, e noi, insomma, il film l’avrete di sicuro visto.

Ma c’è di più. C’è, in effetti, che Renzi, Poletti, la Bellanova e quanti, dall’alto delle posizioni raggiunte, spiegano che così come per loro è andato va il mondo hanno ragione. Lui potrebbe fare il professore universitario così come gli altri due fanno il ministro e la viceministra. Mi è capitato d’altronde di leggere saggi e pubblicazioni di alcuni docenti, detto per inciso, che non si discostavano molto dal suo Stil novo. Perché, in fin dei contri, se lo dicono loro, vertici delle istituzioni e del Paese, allora è in quel modo che stanno le cose; nell’ipotesi, è vero che si diventa professori perché qualcuno decide di fartelo fare.

Così, per dire della serietà.

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