Il garantismo e lo sprezzo della logica

Della vicenda Consip non me ne occupo, come raramente faccio per tutte le faccende che riguardano quel terreno di congiunzione tra sfera istituzionale e mondo degli affari che spesso, troppo spesso, in questo Paese assume connotati poco trasparenti, per non dire del tutto oscuri. E non perché non mi riguardino quegli accadimenti; semplicemente perché, in relazione agli aspetti giudiziari, non ho strumenti per valutare, mentre per il contesto politico, il quadro è di solito chiaro, sebbene non sempre completo, come può esserlo un mosaico a cui manchi qualche tessera, ma che sia capace ancora di rimandare il senso della scena che rappresenta.

Nondimeno, alcune cose di questa storia sono curiose. Fra chi chiede passi di lato o indietro, chi ne vorrebbe uno o due in avanti, la questione rischia di assumere più i connotati di una quadriglia comandata che non i profili di serietà che richiederebbe. E così capita, infatti, che un principio sacrosanto, come il garantismo finisca nella banalizzazione dell’assurdo. Ricapitoliamo. Luigi Marroni dice agli inquirenti di aver appreso dal ministro dello Sport di essere intercettato. Luca Lotti, al contrario, sostiene di non aver mai rivelato nulla all’amministratore delegato di Consip. Siccome il ministro e l’amministraore sono loro, Lotti e Marroni, è chiaro che tutti è due non possano essere nel vero. Il Governo, però, per principio di garanzia, non prende posizioni né per l’uno, né per l’altro. Ma se per Palazzo Chigi Marroni e Lotti pari sono fino a sentenza passata in giudicato, per la logica, evidentemente, solo uno dei due può non esser mentitore. In una prassi prudente, a cui si sarebbe chiamati nella gestione di quegli alti uffici, non sarebbe meglio, nel mentre si vanno definendo i contorni e le ragioni dei fatti, agire perché entrambi si accomodino in sale d’attesa diverse da quelle dei loro incarichi?

Perché qui, o abbiamo il vertice della più importante stazione appaltante d’Italia che calunnia un ministro, oltre a non aver denunciato le pressioni di cui adesso racconta, o ci troviamo in presenza di un esponente del Governo che rivela notizie istruttorie al fine di salvaguardare interessi privati o di pochi. Questa roba qui sarebbe sufficiente a far venire giù pezzi non piccoli del sistema, invece scivola via come se nulla fosse, fra chi dice che i magistrati spesso indagano a vuoto, chi se la prende con i giornali, chi ricorda altre inchieste e differenti stagioni.

Scivola, oddio; qualcuno immagina che sia così. Fuori di lì, un’idea se la sono già fatta.

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