Se difendiamo il diritto a dirle, allora si possono dire

Per metterla in battuta, capisco che Salvini, vedendosi in foto accanto a Geert Wilders, si sia scoperto “terrone”. Però, insomma, sentirlo spiegare come possa lui rappresentare al meglio gli interessi di quelli che considerava fino a ieri, e anche oggi, se di loro non gli servissero i voti, poco meno che un fastidio con cui doverci fare i conti (e credo di esser stato edulcorato nella scelta delle parole) fa non poco a cazzotti col buon senso.

Andando oltre la celia e pur non potendo evitare di sorridere allo pseudo-brigantaggio canterino, borghese e metropolitano (ché senza “pseudo” può solo esser cafone, fatale e ombroso), dopo decenni di «senti che puzza!», «Napoli colera!», «forza Vesusio!», non è che ci si possa stupire del fatto che lì ci sia gente non proprio entusiasta di mettersi in fila per far le feste al Salvini che ora vuole italiani i partenopei. Ma il punto vero è ancora un altro: se se ne difende il diritto a esprimere il suo pensiero, allora le cose che egli dice, dalle tesi sugli immigrati alle ruspe nei campi rom e fino al divertito sostegno a gesti di violenza, come nel caso delle due donne rinchiuse in una gabbia perché ree di rovistare fra gli scarti di un supermercato, possono essere dette. E se non si possono mettere limiti alla libertà di parola, perché altrimenti non si è tolleranti, mentre proprio di discorsi d’intolleranza si parla, allora devono poter parlare tutti, i neonazisti, i suprematisti ariani, i fascisti del terzo millennio. E le loro idee, a quel punto, diventano legittime, un’opinione fra le altre, accettabili come semplici posizioni politiche.

Non c’è bisogno di scomodare il Voltaire di Tallentyre (ricordando sempre che quello vero, sui popoli del mondo, aveva idee più simili a quelle di Salvini che non alle mie), perché qui la libertà di espressione c’entra fino a un certo punto. C’entra invece e molto la “dicibilità” di alcune cose, che ne sottende, di conseguenza, la loro accettabilità, l’accoglimento, la considerazione all’interno del novero delle ipotesi che possono essere prese in considerazione e non respinte prima che si manifestino, perché già sappiamo come andrebbe a finire e dove condurrebbero.

Se non quello, infatti, cos’è mai il «pericolo della destra populista» che in tanti evocano?

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