La strega cattiva dei due mari

I bambini di Taranto, dei quartieri Paolo VI e Tamburi, si ammalano di tumore con un’incidenza di un quarto in più rispetto alla media dei loro coetanei. A dirlo è uno studio commissionato dalla Regione Puglia e condotto nell’ambito delle attività di monitoraggio del Centro Salute e Ambiente, in collaborazione con il dipartimento di Epidemiologia del Servizio sanitario regionale del Lazio, della Asl di Taranto, dell’Arpa e dell’Ares pugliesi. Il campione preso in esame sono 321.356 persone che hanno tra il 1 gennaio 1998 ed il 31 dicembre 2010 nei comuni di Taranto, Massafra e Statte, seguite fino al 31 dicembre 2014, data di morte o di emigrazione, alle quali, in base al luogo di residenza, sono stati attribuiti gli indicatori di esposizione alla fonte di inquinamento presente nell’area utilizzando i risultati di modelli di dispersione in atmosfera degli inquinanti scelti come traccianti, in pratica, le polveri sottili e l’anidride solforosa rilasciate dall’Ilva.

Nello studio, si legge che «si sono osservati eccessi importanti per le patologie respiratorie: in particolare tra i bambini residenti al quartiere Tamburi si osserva un eccesso di ricoveri pari al 24 per cento», percentuale che sale «al 26% tra i bambini residenti al quartiere Paolo VI». Dati che portano a concludere sull’esistenza di una diretta «relazione causa-effetto tra emissioni industriali e danno sanitario». E adesso, voi, che raccontereste a quei bambini? Cosa direste loro? A chi dareste la colpa quando vi chiedono di indicare una, soltanto una ragione per cui devono finire la vita in un letto d’ospedale prim’ancora di iniziarla a vivere?

C’era una volta una strega cattiva, che si alleò con la miseria per convincere gli uomini di un’antica città poggiata su due mari, che era tempo che per il suo ferro si trovasse un posto in cui essere forgiato. Il mostro della strega si poggiò allora vicino alle case delle persone, e crebbe fino a diventare due volte più grande dell’abitato. Negli anni che passarono, mangiò uomini sotto i suoi ingranaggi e ne arse altri con le sue fiamme, dando un po’ di quella ricchezza che accumulava per lasciar intendere d’aver sconfitto la sua alleata miseria, mentre da lì le genti continuavano a partire. Ma più di tutto, era il veleno che lasciava uscire con gli alti sbuffi dalle sue ciminiere a uccidere e seminare morte per anni e anni a venire. Fino a quando…

E no, fino a quando, niente. Perché la storia maledetta continua. Perché gli uomini incantati dalla malia di quella strega ancora fanno le leggi per darle una mano. Perché se qualcuno prova a dire che di quella ricchezza a parole, nei fatti si perisce, è lui a essere chiamato malvagio, ché non si disturbi il lavoro della megera nel suo spettrale ed enorme opificio.

Così io, ai bambini di Taranto, non so più che cosa dire.

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