Il paradosso apparente degli innovatori a parole

«Se questa riforma non passa», dicono, «l’Italia non cambierà e rimarrà nella palude», che dovrebbe essere lo stato attuale del Paese, immagino, nel quale, appunto, comandano loro. Ma non voglio farla così semplice e giocare sulle parole di quelli che ne usano talmente tante da confonderle e metterle in modo tale da poter essere usate le une contro le altre. Quello che qui m’interessa è un altro aspetto, un paradosso: quello degli innovatori. O meglio, a pensarci bene, il paradosso è solo apparente, in quanto gli innovatori lo sono solo, come per tutto ciò che li riguardi, a parole. Provo a spiegarmi.

Notando gli schieramenti in campo e i sostenitori dell’una o dell’altra parte, è forte l’impressione che saranno, e sono, proprio quelli che han più paura del cambiamento, della novità, dello sconosciuto, che vedono nell’inatteso l’incarnazione del personale horror vacui, che stanno bene adesso, sic stantibus rebus, a sostenere con più forza il “sì”, per timore che questo Governo cada e la situazione seguente sia confusionaria, ingarbugliata, ingestibile. Ingestibile da loro, s’intende.

Fateci caso, da Confindustria a Marchionne, dal partito di maggioranza agli uomini forti delle istituzioni, per non parlare, ça va sans dire, del Governo, tutti quelli che hanno potere, un potere forte ed effettivo, stanno dalla parte dei ri-costituenti e della loro ri-scrittura della Costituzione, la stessa che, sia detto per inciso, non piaceva ad altri portatori di interessi forti, come la banca J.P. Morgan.

Sarà la mia visione antica dei rapporti di forza, ma non riesco a vedere come tutti quelli che oggi occupano le posizioni più alte nella società e nel sistema, quelle dalle quali si determinano il cammino e il funzionamento di entrambi, possano seriamente essere interessati a cambiare lo stato di cose in cui sono loro, e loro soltanto, a decidere, scegliere, comandare.

Cioè, il cambiamento di cui parlano fatico a vederlo; al contrario, se mi è permesso usare I Quaderni di Gramsci, vedo un caso di scuola di «rivoluzione senza rivoluzione», di «rivoluzione passiva». A favore di un simile schema, sempre per stare alle parole del grande sardo, giocano «una combinazione di forze progressive scarse e insufficienti di per sé […] con una situazione internazionale favorevole alla loro espansione e vittoria» e una sorta di diffuso sentimento di rinuncia alla ricerca dell’alternativa, «perché l’impostazio­ne generale del problema può far credere a un fatalismo», in quanto la dialettica innovazione-conservazione, che «nel linguaggio moderno si chiama riformismo», assunta a dimensione unica del politico, rischia di favorire una sorta di «disfattismo storico» proprio per l’affermazione dell’ineluttabilità del destino presente immaginato come futuro, quel «il mondo va verso…» di crociana memoria, che, alla lunga, determina il «venir meno di un’antitesi vigorosa», e praticabile, aggiungo.

Insomma, una restaurazione fondata sul mantra del «non ci sono alternative».

Questa voce è stata pubblicata in filosofia - articoli, libertà di espressione, politica e contrassegnata con , , , , . Contrassegna il permalink.

1 risposta a Il paradosso apparente degli innovatori a parole

  1. Fabrizio scrive:

    Caro Rocco,
    il paradosso evidente dei medievali feudatari, nei fatti un governo non eletto, con una maggioranza incostituzionale ,che chiede “a tutti noi “di approvare il testo “atto normativo giuridico” della legge costituzionale …….. con un referendum confermativo
    ” conultazione senza quorum”! Alla faccia della Sovranita’ della Repubblica , che appartiene al popolo!
    Chi e’populista il governo o il popolo italiano?
    Populista e’ colui e coloro che non hanno avuto l’umilta’ e il coraggio di richiedere al Presidente della Repubblica, su loro deliberazione (Consiglio dei Ministri), un referendum consultivo di indirizzo sul voto favorevole o contrario di riforma/legge costituzionale Ordinamento della Repubblica ParteII della “”Costituzione della Repubblica Italiana””.

    p.s. segue….

    Ciao, Fabrizio

Lascia un commento