Perché son di razza buona

Sabato ho letto l’articolo/inchiesta di Sergio Rizzo e Antonella De Gregorio sulla “parentocrazia” del sistema universitario e della ricerca italiano. In due pezzi dai titoli fortemente esplicativi, «Favori agli amici e concorsi truccati. In cattedra finiscono i figli dei prof» e «Giovani, brillanti, ben pagati. Così tremila ricercatori l’anno vanno (e restano) all’estero», i giornalisti del Corriere della Sera danno una convincente spiegazione su quanto succeda, e sui relativi epifenomeni, come quello della mediaticamente detta “fuga dei cervelli”, nel mondo accademico nostrano.

Quello che più mi ha colpito non è stato tanto leggere le storie dei molti ricercatori e docenti che per lavorare decentemente hanno dovuto cambiare aria, ma la risposta piccata data dal presidente della Conferenza dei rettori italiani, Gaetano Manfredi. Dice infatti il rappresentante della Crui che «se i giovani se ne vanno è perché in Italia ci sono poche opportunità, stipendi bassi, troppa burocrazia», cosa vera, per carità, ma poi aggiunge, con un candore offeso dalle illazioni: «le università sono trasparenti. Esistono regole severe, i curricula (sic!) sono online, c’è una banca dati delle pubblicazioni, tutti i documenti sono accessibili. E ai concorsi a livello locale partecipano candidati “abilitati”, che hanno superato già una valutazione nazionale». Ma certo, e chi dice il contrario? Il fatto che poi siano spesso figli, fratelli, nipoti, cognati, congiunti di altri professori è solo opera d’un fato birichino o effetto d’una genetica potente (o era di una genia prepotente?).

Insomma, son di razza buona, ecco perché spesso gli eredi dei docenti, oltre alla casa di famiglia, ereditano pure la cattedra nell’università in cui tutto il parentado ha con profitto, anche economico, ma è un dettaglio da cafoni, consunto i banchi e sudato le carte, si parva licet la sorte del sommo recanatese. E noi lo sappiamo che, con le parole di Manfredi, «le università sono trasparenti», come lo è tutto il resto. L’accesso alle professioni e alla carriere in Italia segue percorsi corretti, in cui i più bravi e capaci vanno avanti e i cretini e gli svogliati sono bocciati.

Un solo dubbio continua a rimanere infisso nella mia mente, credo frutto delle mie letture scarse e sbagliate o retaggio di quell’insolenza contadina che fa domandare agli altri il perché di ciò che non si capisce per proprio limite, non per mancanza di chiarezza. Questione di poca importanza, ovvio, ma che voglio comunque provare a esplicitare con le parole di quella Lettera a una professoressa dei ragazzi di don Milani: «Voi dite di aver bocciato i cretini e gli svogliati. Allora sostenete che Dio fa nascere i cretini e gli svogliati nelle case dei poveri».

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