Ci lavori lei «a titolo gratuito»

«There is only one thing in the world worse than being talked about, and that is not being talked about» (C’è al mondo una sola cosa peggiore del far parlare di sé: il non far parlare di sé). Se questa affermazione de Il ritratto di Dorian Gray fosse vera, allora la campagna sul Fertility Day e la sua ministra competente (absit…) avrebbero centrato appieno l’obiettivo principale della comunicazione: far parlare di sé, appunto. Però, stavolta, io non voglio parlare dell’andate e moltiplicatevi governativo, quanto di un’altra sortita della titolare della Sanità.

Intervistata da Lilli Gruber nella trasmissione In mezz’ora, su La7, Beatrice Lorenzin ha detto: «Chiediamo ai creativi di aiutarci, possibilmente a titolo gratuito perché dobbiamo far quadrare il nostro bilancio». Scusi? Gratis, e perché mai? Perché dovete «far quadrare» il vostro bilancio? Bene, allora inizi il ministro a lavorare «a titolo gratuito». E se pensate che sia populismo, spiegatemi perché mai un ministro non possa lavorare senza compenso, mentre un grafico o un pubblicitario, nell’ottica dello stesso governante, dovrebbe farlo per il medesimo ministero.

Come lo scivolone sul “tempo rimanente” per la gravidanza o la pessima scelta della copertina razzista dell’opuscolo informativo e “fertilizzante”, anche questa sortita della Lorenzin non è accidentale, ma epifanica. Rivela, anzi, disvela il senso recondito dell’idea di lavoro che in quel palazzo hanno: qualcosa che si può fare pure senza compenso. Per il lustro di partecipare alla gloria del Governo, immagino che immaginino. D’altronde, c’è da comprendere il loro punto di vista; non avendo mai fatto nulla per meritarsi l’emolumento di cui godono, salvo partecipare e applaudire alle glorie altrui, credono che quello sia il modo in cui il resto del mondo si guadagni da vivere.

Se non fosse tragica, la situazione sarebbe comica.

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