La modernità entusiasta e la rabbia dei vinti

Il Mecklenburg-Vorpommern non è la Germania, i suoi un milione e seicentomila abitanti sono meno della metà della sola Berlino e i quasi due punti percentuali presi in più dall’Afd rispetto alla Cdu non ne fanno certo il primo partito, a quasi dieci di distanza dalla Spd, in testa con più del 30 percento per quanto in netto calo rispetto al 35 raccolto alle precedenti elezioni nello stesso Land.

Rimane il dato: una forza politica che prima del 2013 nemmeno esisteva, l’Alternative für Deutschland, appunto, battendo quasi esclusivamente su temi che un politicismo stanco in cerca di comodità rassicuranti archivia alla voce “populismo”, ha superato il partito della cancelliera Merkel proprio nel suo collegio elettorale. Di più, l’analisi annoiata degli indici economici dava poche chance alle posizioni della giovane leader dell’Afd, Frauke Petry: molti settori in ripresa, disoccupazione in calo, dal 14 al 9%, poca ricaduta effettiva della scelta del governo federale di aprire ai profughi, cavallo di battaglia dei partiti di destra, con appena 22 mila presenze in tutta la regione. Eppure, i risultati sono quelli che sono, e i commentatori di tutti i giornali li leggono in ottica continentale. A proposito di giornali; c’è stata una notizia, riportata in prima pagina da La Stampa, che ieri mi ha colpito per il suo inaspettato legame con quanto sta avvenendo. Titolava infatti nella sua edizione cartacea il quotidiano torinese: «Avvocato o cameriere, ora tocca ai robot».

Che c’azzeccano, mi chiederete, le elezioni in un Land dell’estremo nord-est tedesco e gli automi capaci di prendere il posto di colletti bianchi, segretarie e pizzaioli? C’entrano col senso di insicurezza che questa società spande verso tutti coloro che non sono compresi fra i vincenti. Mentre la ballata degli affermati si svolge sul ritmo del “come siamo bravi, noi che ce l’abbiam fatta”, il cantico degli sconfitti suona le note tristi della paura. Per questo spaventano i migranti, concorrenti disperati nella spietata guerra al ribasso. Per questo atterriscono le politiche dell’Unione europea, incapaci, finora, di migliorare la vita percepita dalle persone comuni, quelle che non fanno l’Erasmus e non parlano le lingue per girare sfruttando le opportunità di Schengen, per capirci. Per questo intimoriscono le innovazioni di processo e tecnologiche, sbandierate come conquiste dai ricchi e colti, vissute come altri posti di lavoro che si perdono da quegli strati che già ne han visti fuggire troppi.

E quindi? Immagino che la soluzione possa venire da una sorta di luddismo 2.0 o da un protezionismo nazionalista e fuori tempo massimo? Quando mai. Penso che, però, se del progetto di crescita non ne è fatta partecipe direttamente ed effettivamente la società tutta, attraverso politiche volte a diminuire le disuguaglianze, accrescere l’inclusione e distribuire la ricchezza prodotta, allora quella che chiamano “modernità”, comunque la si declini, sarà sempre vista come nemica da quanti in essa, quando non direttamente da essa, sono battuti. E magari presteranno orecchio alle melodie false quanto interessate di sirene e pifferai pericolosi e inutili.

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