Il Governo, di cui la Lorenzin è ministro

La Lorenzin non si dimetterà per quello che è successo, e le folle governiste che già riempiono l’Internet di hashtag con la richiesta di quel passo indietro serviranno solo a dare un tono di eterogeneità nell’unità alla compagine che la sostiene. Ricapitoliamo: il Ministero della Salute, cioè il Governo del Paese nella sua declinazione specificamente responsabile per quel settore, ha lanciato una serie di slogan e manifesti che definire offensivi e volgari è puro esercizio eufemistico.

In pratica, a partire dal #fertilyday (quanto so’ cool ‘sti governanti) appositamente organizzato, il Governo, di cui la Lorenzin è ministro, ha deciso di promuovere il suo Piano nazionale per la fertilità (che va bene l’inglesorum, ma noi sempre noi siamo, eia, eia, alala!), evidentemente per far crescere la nazione (“per farla Impero”, avrebbe detto quell’altro). A parte le facili ironie, però, di tutte le immagini pubblicitarie che di quella campagna son state già diffuse ce n’è una che davvero è di una violenza inaudita. In campo grigio, si vede una giovane donna che mostra verso l’obiettivo una clessidra tenendo l’altra mano sul ventre e con di lato una scritta inequivocabile: «La bellezza non ha età. La fertilità sì».  Una manganellata sulle reni, credo, avrebbe fatto meno male, ma questo è quello che il Governo, di cui la Lorenzin è ministro, pensa, dice e fa.

“Donna, se non hai avuto figli”, spiega quel manifesto digitale, “la colpa è tua, che hai pensato più alla tua bellezza che al tuo compito di femmina”. Il Governo, di cui la Lorenzin è ministro, non crede minimamente che tu abbia procrastinato il tuo poter diventare madre perché a stento riuscivi a provvedere per te, figuriamoci per qualcun altro. E non immagina nemmeno che tu possa aver avuto altri problemi, fisici o relazionali, che ti han costretto in quella situazione. Di pensare che possa essere stata una tua scelta libera dettata dalle più svariate ragioni, poi, nemmeno a parlarne. No, donna, per il Governo, di cui la Lorenzin è ministro, tu hai deciso di non avere figli per curare la tua immagine, per paura di metterla a rischio, per tutelare un bene estetico invece che un valore morale e sociale.

La reazione della Rete (che sarebbe meglio fosse della piazza, ma tant’è) è pienamente comprensibile: in molti dei commenti che ho letto, anche quando la satira li velava, pure nei casi in cui portavano al riso, ho scorto il dolore di una reazione provata dal sale sulle ferite. Nei volti che ho saputo collegare a un profilo social e nelle storie che ho riconosciuto, ho visto la sofferenza per una condizione più patita che voluta. Con la leggerezza resa possibile solo dall’esser tronfi della propria vacuità, quanti hanno deciso quell’azione informativa e di “sensibilizzazione” hanno deliberatamente voluto mettersi a ballare un motivetto trendy con i piedi ben piantati dentro migliaia e migliaia di indicibili, e per questo vissuti privatamente e lontano dalla ribalta in cui una tale propaganda voleva e vuole portarli, drammi personali.

Questo è quello che ha fatto il Governo, di cui la Lorenzin è ministro.

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