I treni dei cafoni

«Scusi, signor “coppola rossa”, a che ora parte il treno dei cafoni?». È una frase delle mie parti, sarcastica come sanno esserlo i poveri quando si prendono in giro. “Coppola rossa” è il capostazione, i cafoni, bastano due righe di Fontamara, siamo noi, quelli che sanno che «in capo a tutti c’è Dio, padrone del cielo. Questo ognuno lo sa. Poi viene il principe di Torlonia, padrone della terra. Poi vengono le guardie del principe. Poi vengono i cani delle guardie del principe. Poi, nulla. Poi, ancora nulla. Poi, ancora nulla. Poi vengono i cafoni. E si può dire ch’è finito».

Oggi è il giorno dei funerali delle vittime nello scontro dei due treni fra Andria e Corato, sulla tratta ferroviaria del Nord Barese. Le conoscevo come le Bari-Nord. In piazza Aldo Moro, lo stesso Aldo Moro che le aveva inaugurate nel ’65, a Bari, il palazzo della loro stazione fa bella mostra di sé, ospitando treni veri e con le indicazioni anche in inglese. Per andare a Matera, per esempio, si deve entrare a prendere piccoli convogli diesel a scartamento ridotto in uno più modesto, quello delle Fal. Negli anni, per Matera, un po’ hanno ammodernato la linea in prossimità del confine fra le due regioni, per il resto è uguale, la stessa di un secolo fa. Ai tempi in cui la prendevo io, prima di giungere a Matera, i binari si allontanavano dalla statale, girando dietro una collina, e correvano fra pendii a grano e campagne svuotate di uomini, a dare agli occhi un’immagine per le parole “emigrazione” e “spopolamento”.

Binario unico? È la norma, e non è il responsabile di quel dramma consumatosi all’ombra di Castel del Monte e nel sole di quella terra rossa fra gli ulivi. I problemi sono antichi, le soluzioni non giunte con la modernità. Perché ora ci sono i morti, e si scopre che in tutto il Paese le linee ferroviarie corrono su una sola ferrata, come se non ce accorgessimo quando prendiamo i treni. Tranne quelli per i signori, s’intende; quelli sono comodi, sono belli, sono veloci. E sono cari. E in quel Sud non arrivano. Ci sono i piccoli treni per tutti i giorni, e i pullman per i viaggi lunghi.

Sì, i pullman. Quelli per il Nord Italia, per la Svizzera, per la Germania. Corrono su asfalto e partono dalle città verso i paesi di Lucania, Puglia e Calabria. Partono da Torino, da Milano, ma pure da Basilea e Stoccarda, e arrivano in posti come Ferrandina, Spinazzola, Cariati. A molti di voi non dicono nulla e forse nemmeno immaginate come siano quei viaggi. Chi li fa o li ha fatti, capisce molte cose, e non si stupisce più per altre.

Perché io non mi sorprendo dell’unico binario, dato che per andare all’università partivo il lunedì mattina alle 6 e arrivavo a Bari intorno alle dieci, 4 ore per 150 km, e anche per quello non sempre si aveva voglia di tornare per il fine settimana. Perché ancora oggi, in quella adesso celebrata quale “Capitale europea della cultura”, l’unico treno che arriva è quello delle appulo-lucane, a scartamento ridotto, si diceva, e oltre un’ora e mezza per una settantina di chilometri, con una media inferiore ai cinquanta all’ora; altro che Tav!

Eppure, a molti anni e tanti chilometri da lì, in procinto di ripartire e sempre sognando il viaggio del ritorno, per quanto oggi esso si svolga in entrambi i versi, mi chiedo “perché?”. Perché è così, e perché dovrebbe essere diverso. Perché le cose stanno in quel modo, se il mondo è così progredito e l’Italia si vanta d’essere fra i primi paesi al mondo per sviluppo e ricchezza. E perché non dovrebbero stare come stanno le cose, visto che, per tutti, quelle sono terre da cui si parte e basta: a che e a chi servirebbe pensarle migliori?

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1 risposta a I treni dei cafoni

  1. Fabrizio scrive:

    In ricordo delle vittime di ieri(Viareggio) e di oggi (Andria/Corato).
    Dopo la strage di Viareggio , l’allora a.d. FS , a distanza di un anno annuncio’:
    – Ora puntiamo al rafforzamento della presenza (FS) in campo internazionale.
    Infatti , a quell’annuncio fece seguito l’acquisizione della societa’ Arriva delle Ferrovie Tedesche.
    L’allora Ministro dei Trasporti Italiani defini l’acqusizione un momento storico; alla domanda del come mai e perche’ investimenti all’estero e non piu’ treni e infrastrutture in Italia, l’allora a.d. rispose:volete piu’ treni?Pagateli!
    Dopo qualche anno , non bastando , l’a.d. si rivolse al governo “di questi giorni” nel seguente modo: se mi tagli lo stipendio me ne vado!
    Dopo la strage in Puglia , l’attuale a.d. FS batte i tempi del precedessore “avanti tutta” annunciando l’acquisto delle ferrovie greche.

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