Han fame? Date loro i buoni pasto!

Certo che fa un po’ effetto anche a me mettere un titolo come quello che ho usato qui in un post pubblicato il giorno dopo l’anniversario della presa della Bastiglia, ma tant’è. La denuncia degli esponenti della Cgil toscana su quanto avviene nel settore della ristorazione non può che lasciare basiti, seppure, confesso, non stupisce del tutto.

Sì, perché il fenomeno dei ticket sostitutivi del servizio mensa usati a mo’ di salario è solo un passo in più, dopo l’abuso di voucher impiegati per lo stesso motivo e le millemila forme di contratti di lavoro che durano meno del tempo che serve a leggerli, sulla via della brutalizzazione dei rapporti di forza fra capitale e lavoro. Ho usato termini antichi e non in linea con la Weltanschauung del tempo presente? Non direi, visto chi presta la propria opera per compenso oggi riceve in pagamento l’equivalente moderno di un tozzo del tozzo di pane.

Ma non è così per tutti. Mentre qui in basso ci si impoverisce ogni giorno di più (e le statistiche spiegano quanto i poveri aumentino), ci si guarda ringhiando gli uni contro gli altri per paura di perdere quel sempre meno che si ha, negli strati comodi e agiati della upper class si continua a veder crescere i propri patrimoni. E tutto questo, se non riempie le pance, agli ultimi nutre la rabbia.

Ed è proprio quando quella s’accumula che succedono le cose imprevedibili. Dai voti destabilizzanti agli scoppi di malessere nelle strade. Poi, certo, possiamo sempre pensare che quanto accada agli altri non sia una questione che ci riguarda, che chiunque, come me, tema per la stabilità sociale mentre tanti pensano esclusivamente a quella economica e istituzionale sia un gufo menagramo, e che tutto andrà bene, madama la marchesa.

Anzi, vostra maestà la regina.

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