L’aggressività al potere

Che a qualche oppositore frustrato dalla inconcludenza della sua azione e dall’impossibilità di realizzare le sue idee scappi di dare del “dittatore” alla maggioranza che glielo impedisce è comprensibile. Che il potere, che può per definizione, dia del “fascista” a chiunque non sia pronto ad accodarsi festante alle sue decisioni è insopportabile. E dà quell’aura di manicheismo al confronto fra le posizioni che di certo non aiuta.

Eppure è quanto ha fatto la ministra per le riforme. Intervenendo a Desenzano del Garda in una manifestazione organizzata per presentare la riforma costituzionale del suo governo (si nota come stride la logica della frase?), Maria Elena Boschi ha detto: «Sappiamo che parte della sinistra non voterà le riforme costituzionali e si porranno sullo stesso piano di Casa Pound e noi con Casa Pound non votiamo». In pratica, ha dato dei “fascisti” a tutti quelli che non la pensano come lei. Non c’entra che chi voti “no” lo faccia per difendere la Costituzione del ’48, quella nata proprio dall’antifascismo, non conta che lo si voglia fare per limitare i poteri dell’esecutivo, così come vollero i costituenti dell’assemblea per evitare i rischi d’un nuovo fascismo, non importa che a schierarsi contro la riforma del suo partito (come sopra: stride) ci sia l’Anpi: per lei siamo tutti fascisti. Davvero volete dividere così il Paese, per di più su quella Carta che dovrebbe unirlo?

L’aggressività di questa nuova élite al potere è veramente incomprensibile. Hanno vinto tutto il vincibile e governano tutto il governabile: cos’altro vorrebbero ancora? Che dicessimo anche che ci piacciono le cose che fanno? Che applaudissimo pure alle realizzazioni di quello a cui ci opponiamo? Il seme che piantano con questo atteggiamento, iniziato con le parole violente della “rottamazione”, con la dichiarata volontà di “asfaltare” tutto quello che si parasse loro dinanzi, di “spianare” ogni contestatore, dipinto come “gufo”, “professorone”, “rosicone”, per dar colore ridicolizzante alle raffigurazioni dei nemici (che quale categoria nel confronto democratico nemmeno dovrebbe esistere), è di una pianta velenosa; come si potrà evitare che infesti tutti i campi?

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2 risposte a L’aggressività al potere

  1. Fabrizio scrive:

    Il referendum sulle riforme costituzionali non e’ politico , giusto?
    Giusto perche’ il referendum e’ culturale; istruttivo “valore civico” e formativo “valore democratico”.

    p.s. continua…….

  2. Fabrizio scrive:

    Gli ultimi sondaggi politici indicano un crescente pessimismo civico-democratico verso la politica, i politici e i partiti.
    La maggior parte del capitale elettorale non partecipa piu’ al dovere-diritto di voto .
    L’aggressivita’ al potere e’ solo e soltanto cultura politica passiva
    Per opporsi a questo continuo e martellante potere aggressivo occorre una reazione uguale e contraria e cioe’ una cultura politica che aiuti la sovranita’ del popolo.
    La sovranita’ pessimistica e non partecipativa si aiuta appoggiandola civilmente e democraticamente parlando.
    Alle continue imposizioni si risponde con scheda bianca e astensione pratica.
    Nel caos politico ci sguazza l’ aggressivita’ politica!
    Se si vota no ad una fiducia e’ anticulturale votare un si finale!
    Meglio un uovo oggi che una gallina domani non e’ cultura politica reale e concreta , ma e’ solo………
    p.s. continua…………

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