All’inizio c’è sempre il consenso

«Ridevano», dice Helen Mirren nei panni di Maria Altmann in Woman in gold, bel film sulla storia vera di una ricca famiglia ebraica viennese nel dramma della Shoah. Ridevano, gli austriaci, nel vedere loro, benestanti, spogliati di tutto e trattati come non umani. Applaudivano, gli austriaci, all’Anschluss e all’ingresso delle truppe del Reich. Festeggiavano, gli austriaci, il diventare parte attiva del folle e criminale sogno di Hitler. Come ridevano, applaudivano e festeggiavano i tedeschi. E come ridevano, applaudivano e festeggiavano gli italiani.

Nei giorni in cui Hofer vinceva in Austria ero a Trieste. E il 25 aprile, per non dimenticare da cosa ci si liberò in quella data, sono stato alla Risiera di San Sabba. Nel museo, su uno schermo, ho visto le immagini di un discorso di Mussolini nel ’38, in cui parlava della “questione della razza” dal punto di vista fascista, in una Piazza dell’Unità d’Italia del capoluogo giuliano strapiena di gente estasiata e rapita da quelle parole, da quei discorsi sulla superiorità di alcuni uomini rispetto ad altri. Gli stessi argomenti da cui generò l’Olocausto.

Perché all’inizio c’è sempre il consenso. C’era quando Re Vittorio Emanuele III conferì l’incarico di formare il governo a Mussolini e poi due anni dopo, quando il PNF ottenne il voto di due elettori su tre, c’era verso il Partito Nazista nel ’33, c’era quando Maria Altmann ricorda la cacciata della sua famiglia dalla propria casa. E c’è oggi, a sostegno della realizzazione di barriere e muri, contro la miseria e quelli che chiedono solo di poter vivere, in ogni parte del mondo ricco.

No, non sto paragonando i periodi per tragicità. Sto dicendo che la maggioranza, spesso, non è esente dalle colpe per le cose che succedono, e non di rado la trovi, con repentinea mutevolezza, su entrambi i lati della Storia; erano maggioranza quelli che, nel dicembre del ’44, tributarono onori e gloria al Duce a Milano, in via Rovello, come lo erano quelli che, pochi mesi dopo e a pochi metri da lì, in piazzale Loreto, dello stesso volevano ridurre a brandelli il corpo. E forse, erano gli stessi.

E sto dicendo che il consenso è importante, certamente necessario, ma non è tutto. Anzi, spesso è proprio nulla in quanto a ragioni e ragione. Soprattutto, nulla dice della qualità di quanto spiega. Altrimenti, sarebbero stati nel giusto allora quelli inneggiavano ai dittatori o adesso quanti evocano fili spinati e muri, e chi, e tanti, a simili parole ride, applaude, festeggia.

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1 risposta a All’inizio c’è sempre il consenso

  1. Fabrizio scrive:

    Tanto in mezzo tra il dire e il fare c’e’ sempre il consenso, giusto?
    Tanto in mezzo tra il cosa fare e come fare c’e’ sempre il consenso, giusto?
    Ieri il cosa fare del Berlusconi con ” mi-consenta di dire( non ascoltare) coglioni agli italiani che voteranno a sinistra
    Oggi il come fare del Renzi con ” consenta-mi” di ascoltare quei coglioni di italiani per poi dire( decidiamo noi) che il tempo e’ finito ”

    p.s.continua…..

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