Cinici contro

Trovo decisamente inutile ripeterlo, ma è sempre meglio precisare: mi auguro che il Parlamento approvi la legge sulle unioni civili, con l’adozione del configlio, e penso che, sebbene ci vedrebbe ancora indietro rispetto a molti altri Paesi, sarebbe un passo avanti notevole e doveroso. E nella malaugurata ipotesi che passasse in una forma ridimensionata rispetto al già timido testo attuale, sarei comunque pronto a ragionare del bicchiere mezzo pieno, discutendo su come migliorarla affiancandole altri provvedimenti.

Rimangono i fatti, e questi sono d’una tristezza infinita. Il gioco del dare la colpa all’altro, poi, ne è la parte peggiore. Se ci fossero stati i voti per il “canguro”, si sarebbero avuti anche per respingere gli emendamenti, uno per uno. Personalmente ritengo gli strumenti per ridurre forzatamente il dibattito parlamentare delle operazioni arroganti e sbagliate, che si tratti di patrimoni bancari, questioni costituzionali o diritti civili; se ritenessi lecito usarli per una norma di mio interesse non farei che comportarmi come quelli che li utilizzano in altri casi, di loro interesse. E se era necessario trovare il modo per ridurre il numero di emendamenti, perché lo stesso partito che sentiva quella necessità ne ha presentati altri? E ancora, perché, rispetto alla necessità di far presto, si è deciso di sospendere la discussione per una settimana? E di più, come poteva essere ineludibile il ricorso al super-emendamento dinanzi a 5.000, chiaramente ostruzionistiche, proposte di modifica e pure quando le stesse sono state ridotte a un decimo?

Il M5S si è infilato in un buco assurdo: lungo la difesa d’un principio rivendicato per coerenza, dicendo “no” non al “ddl Cirinnà”, ma alla riduzione del dibattito dinanzi alla diminuzione degli emendamenti (abbinata al voto segreto, cosa quest’ultima contro cui non ho nulla, ma che i pentastellati votati al culto del telecontrollo continuo degli eletti vedono come fumo negli occhi), hanno imboccato la via tattica al parlamentarismo, compromettendo però l’approvazione della legge, e di questo non possono sicuramente andar fieri. Il Pd ha posto così tante volte la fiducia, anche su questioni squisitamente parlamentari, come la legge elettorale, che stupisce come mai non l’abbia presa in considerazione questa volta, contribuendo, al contrario, a incrementare il numero degli ostacoli sul cammino della legge, con ipotesi di modifica e ridiscussione presentante da parlamentari del proprio gruppo.

Del resto, permettetemi l’ozioso ribadimento dell’ovvio, le leggi le fa la maggioranza, approvando le proposte che ritiene giuste e respingendo quelle che non condivide. Cercare di accusare la minoranza, per quanto inadeguata possa essere (e in questo caso lo è, e molto), di un risultato, qualunque esso sia (e in questo caso è pessimo, e tanto), è solo un cinico espediente comunicativo, perfettamente in linea col politicismo che gli si contrappone.

I due maggiori partiti hanno giocato in questa fase una partita astrusa in modo sprezzante: la logica dell’uno era usare i voti dell’altro per coprirsi a sinistra dopo aver fatto il pieno a destra col governo e le sue politiche; il metodo dell’altro era far credere l’abboccamento per spingere l’uno sulle secche delle loro divisioni interne. E sotto sono rimaste le persone che hanno creduto ai primi o ai secondi, allo stesso modo.

Quale postilla, devo rispondere a una critica mossami a commento d’un mio precedente post: “perché sei così freddo sulla questione?”. Se ho dato l’impressione del distacco, me ne scuso; la vicenda interessa direttamente persone a cui tengo moltissimo, e sono tutt’altro che “freddo”. Però sono disilluso. Resto convinto che non possa esserci avanzamento nei diritti civili senza che una pari intensità di lotta sia posta nella ricerca del progresso di quelli sociali. Poi lo so che sono minoranza, fuori tempo e fuori luogo, ideologicamente socialista, però «non sarei sincero se dicessi a voi che sono rimasto persuaso» dalla divisibilità dei due aspetti di cui i molti ragionano.

E infatti, qui siamo.

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