Il contagio del qualunquismo

Premetto subito che la penso come Renzi e Grasso quando, a proposito dell’iter del “ddl Cirinnà” (di cui mi auguro l’approvazione, adozioni del configlio comprese), dicono a Bagnasco di guardare ai voti che prendono i suoi amministratori del culto, non a come debbono essere espressi e amministrati quelli in Parlamento. È anche vero che non si può impedire a qualcuno di parlare, fosse pure Bagnasco, e il problema, semmai, è in quanti decidono di ascoltarlo: in ogni caso, lo Stato fa bene a ricordare alla Chiesa che ci sono ambiti su cui sarebbe opportuno non esprimersi.

Quello che non capisco, però, è la paura che alcuni hanno per il voto segreto. Ricordo l’isteria atterrita sulla possibilità che qualcuno potesse richiederlo nel caso della decadenza di Berlusconi, mentre fu scelto con nonchalance quando si trattò di autorizzare l’arresto di Azzollini. Certo, l’esito delle due votazioni potrebbe spingere qualcuno a sostenere le ragioni d’una decisione o dell’altra, ma rimane il punto: perché i rappresentanti della nazione avrebbero bisogno dell’ombra di un’urna per manifestare le proprie convinzioni? Io non temo affatto che, a seconda della natura palese o meno del voto, un senatore o un deputato possa mutare il suo atteggiamento; se prendessi in considerazione tale ipotesi, vorrebbe dire che quei parlamentari starebbero mentendo circa i personali orientamenti e le azioni conseguenti. In pratica, di essi non ci si potrebbe fidare. E ovviamente, se fossero in numero sufficiente a determinare l’orientamento di un’intera aula, significherebbe che è in quelle camere così composte che è mal riposta la fiducia.

Capite che una tesi simile demolirebbe tutto il rapporto fiduciario tra rappresentanti e rappresentati; se solo attraverso la trasparenza cristallina e continua, in una sorta di panopticon istituzionale, magari con tanto di multa per chi “sgarra”, dell’azione individuale di ogni singolo eletto il corpo elettorale può esser sicuro della bontà di quelle votazioni, allora vuol dire che di è chiamato a esprimerle non è lecito fidarsi, che l’occasione potrebbe renderli bugiardi, capaci di dire “a” e votare “b” al riparo di catafalchi e pulsantiere. Come dire, la fine del principio della rappresentanza.

Eppure, tutti sembrano contagiati dallo spirito del qualunquismo e del controllo diretto e costante.

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