Nessuna visione, solo governo

“Se mancano i simboli, vuol dire che non c’è politica, ma semplice amministrazione tecnica dell’esistente o sopraffazione per il bruto potere”. Così scriveva nel 2012 Gustavo Zagrebelsky (in Simboli al potere. Politica, fiducia, speranza, pag. 17). Adesso, con furia quasi iconoclasta, chi è al potere e amministra la res publica contro i simboli di quella parte che dovrebbe essere la sua indirizza il proprio agire quotidiano. Curiosamente, come a voler completare il senso del titolo dell’opera del costituzionalista, tutto questo accanimento avverso la simbologia che sottende la partecipazione e la scelta sul campo in cui esplicarla, avviene quando chi si occupa di politica dal lato del governo non fa altro che parlare della necessità di avere fiducia e speranza nel domani.

Leggo spesso, in questi tempi strani, commenti e analisi sul come i politici e i partiti difettino di visione, non abbiano un’idea generale in cui inquadrare quello che fanno, vadano avanti nel gestire quel che c’è senza pensare a ciò che potrebbe esserci o si potrebbe creare. Provo a dirlo con parole antiche: non hanno alcuna ideologia. Ora, mi chiedo, non dovrebbero essere contenti tutti quelli, non di rado gli stessi di quei commenti e di quelle analisi, che nella fine di quella dannazione dell’umanità che erano le ideologie hanno celebrato il proprio trionfo e l’individuale celebrazione dell’uomo nuovo che si liberava da pastoie e legacci non più tollerabili?

Non è così, vero? Pensavate fosse il capodanno del nuovo inizio, invece state scoprendo come fosse solo un carnevale che precedeva la quaresima del pensiero? Lo so, lo so, che ci volete fare, son cose che capitano. Eppure, bastava fermarsi un po’ a riflettere. Cos’è un’ideologia? Nicola Abbagnano, nel suo Dizionario di Filosofia, collegandosi a Mannheim, definisce tale “ogni credenza adoperata per il controllo di comportamenti collettivi, intendendo il termine credenza nel suo significato più esteso, come nozione impegnativa per la condotta, che può avere o non avere validità oggettiva”. Quindi, è sempre e totalmente negativo averne? Nient’affatto, perché, appunto, e sulla validità di quelle credenze che si giudica la loro bontà o meno.

E allora, perché le ideologie sono state demonizzate? Perché una selva di utilizzi più o meno corretti di quella parola ha piegato quel termine a definire cose sostanzialmente diverse fra loro. Nel tentativo di mettere un po’ d’ordine fra questo groviglio che delineava, in sostanza, due propensioni all’utilizzo di quella parola, Norberto Bobbio indicò la possibilità di definire con “debole” e “forte” i due tipi di significato a cui quei differenti impieghi conducono.

“Nel suo significato debole, ‘idelologia’ designa il genus, o una species variamente definita, dei sistemi di credenze politiche: un insieme di idee e di valori riguardante l’ordine politico e avente la funzione di guidare i comportamenti politici collettivi. Il significato forte ha origine nel concetto di ideologia di Marx, inteso come falsa coscienza di rapporti di dominazione tra le classi, e si differenzia chiaramente dal primo perché mantiene al proprio centro, diversamente modificata, corretta o alterata dai vari autori, la nozione della falsità: l’ideologia è una credenza falsa. Nel significato debole ‘ideologia’ è un concetto neutro, che prescinde dal carattere mistificante delle credenze politiche; nel significato forte ‘ideologia’ è un concetto negativo, che denota proprio il carattere mistificante, di falsa coscienza, di una credenza politica” (dalla voce Ideologia del Dizionario di Politica di Norberto Bobbio, Nicola Matteucci e Gianfranco Pasquino).

A meno di definirci più marxiani di Marx, propenderei dunque, nell’uso di quel termine, per il suo significato “debole”, e quindi per una sua identificazione con l’apparato dei valori e delle idee che mira a guidare i comportamenti politici collettivi. D’altronde, pure in Marx è falsa coscienza se punta a giustificare un dominio, una negazione del conflitto fra le classi, insomma, se tende a dare per ipostatizzata l’affermazione del sistema capitalistico e la fine della contrapposizione fra gli interessi dei dominati e quelli dei dominanti, ciò che succede adesso, appunto, nell’epoca delle dottrine (sedicenti) deideologizzate.

Se togli tutto quello, però, la spinta collettiva, l’impianto delle idee incastonate in una concezione di insieme, l’orizzonte del proprio comportamento inserito nella certezza che altri, in condizioni analoghe, agirebbero in modo simile per ottenere il medesimo risultato e perseguire lo stesso interesse, cosa rimane? Il governo e l’amministrazione dell’esistente giorno per giorno; hai voglia poi a lamentare l’assenza di visione.

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2 risposte a Nessuna visione, solo governo

  1. Fabrizio scrive:

    La legge di stabilita’ e’ stata firmata dal Presidente della Repubblica ed ora approdera’ alle Camere per il consueto iter parlamentare!
    Ma mi domando e domando a voi, popolo italiano, che senso ha?
    A prescindere dal dato di fatto che l’iter istituzionale e’ questo , sostanzialmente parlando , l’ arbitro puo’ e potrebbe , metaforicamente parlando, prendere la decisione finale dopo aver ………….. dei suoi assistenti arbitri e del quarto uomo ..
    Se il Presidente della Repubblica e’ il primo cittadino del popolo ;Se il Governatore di una Regione e’ il primo cittadino della popolazione territoriale;Se il Sindaco e’ il primo cittadino degli abitanti locali; sono di fatto arbitri e non rappresentanti politici.
    L’ arbitro visiona e non solo!

  2. Fabrizio scrive:

    Nessuna visione, solo governo = La legge dei piu’forti
    Con quale diritto?
    Non certo costituzionale , in quanto non eletto dal popolo italiano!
    Non certamente politico ,perche’ non rappresenta la volonta’ espressa dagli elettori alle ultime votazioni politiche!

    Il Paese e il popolo hanno bisogno ,del dovere politico di rappresentanza, del dovere politico di tutelare i sacrosanti diritti umani,civili e democratici.

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