La lezione della maggioranza

“Chi possiede il 51% potrà rendere illegale, in modo legale, il restante 49%. Egli potrà legalmente chiudere dietro di sé la porta della legalità, attraverso cui è entrato, e trattare come un delinquente comune l’avversario politico, che forse bussa contro la porta chiusa con gli stivali”. Carl Schmitt, Le categorie del politico.

È un problema antico della democrazia, e non è per nulla strano che a porselo sia stato uno studioso del diritto che democratico non lo era affatto. Così come non lo è che a disegnarlo quale scenario prossimo possibile sia oggi la maggioranza di un parlamento democraticamente eletto che, in forza di una composizione in nomi e numeri distorta da una legge elettorale incostituzionale, sta piegando al suo volere la Costituzione e il sistema di voto.

Ma a nessuno interessa. “I numeri ci sono”, e solo questo importa: i numeri, il consenso, la maggioranza. Il 51%, o poco più, visti i tabelloni degli scrutini senatoriali, che decide qual è la legge, imponendo i metodo e modo “asfaltatorio” quale regola e norma.

E così, tra inammissibilità di emendamenti nemmeno letti, canguri per saltarne la discussione e ghigliottine per decapitarne la portata, quello che si sta insegnando ai prossimi maggioritari, anche se tali solo in virtù di astrusi meccanismi di nomina e dirompenti moltiplicatori delle percentuali, quale dev’esser la via da seguire se volessero forgiare a propria guisa nuove Carte e novellate forme di governo.

Nella speranza, vantata quando vanamente intesa, che siano sempre i buoni a vincere, cioè loro, ovviamente.

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