Già, anche di voto

“I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli”.

Ora, Umberto Eco è forse uno dei più lucidi intellettuali rimasti in questo Paese, però. Però quando dice le cose che ha detto a Torino ricevendo la laurea honoris causa in “Comunicazione e cultura dei media”, un po’ la sensazione di spocchiosa intellettualità la dà tutta. Verrebbe da rispondergli, “che roba, professore; sapesse, dottore, che cosa m’ha detto un caro parente della democrazia: che a quei cafoni han dato pure il diritto di voto, identico a quello che hanno coloro che sono insigniti di titoli Nobel-iari”.

Ma sì, insomma, Eco saprà bene che per convivere con questo nuovo tempo, fuggendo toni apocalittici, non è per forza necessario essere completamente integrati e pronti a condividere tutto quello che in esso si produce: c’è un posto per tutti, per lui non meno che per quelli che chiama “imbecilli”, pure se questi mai si preoccuperebbero di commentare le sue affermazioni e opinioni.

Perché, in fondo, il bello, professore, è tutto qui: nel fatto che ognuno può dire la sua. E se lei lamenta l’apparente perdita di autorevolezza della fonte alta rispetto a quella bassa, il problema, magari, e nella qualità della prima, più che nell’arroganza della seconda. In definitiva, che male fanno quelli che vaneggiano dell’assoluto inconsistente? E se qualcuno crede loro, non è forse colpa di chi doveva, avendo quell’elevato ruolo intellettuale, spiegare e far capire quale fosse il vero e il reale? Non è forse una mancanza della cultura il trionfo delle superstizioni?

Io capisco che oggi ci si possa sentire spersi in un mondo in cui non si ha più la tranquillità dovuta alla riconoscibilità del proprio status, ma che ci vuole fare, dottore mio? Siamo tutti precari, chi più, chi meno. Non mi unirò a lei, anche perché difendo la piena equivalenza di quel diritto di parola. E perché, diciamocela tutta, che senso ha prendersela con le “legioni di imbecilli” che si muovono nella Rete, quando siamo circondati da coorti di cialtroni a far da coro a corti tronfie della loro vacuità.

Abbiamo a rappresentare questa nostra “povera Patria”, buona metafora del globo intero, Razzi e Azzollini, a governarla Faraone e Alfano, a portarla in giro Picierno e Salvini, a raccontarla in tv e sui giornali Del Debbio e Meli, a incarnarne l’arte e la cultura Piccolo e Jovanotti, l’imprenditoria Farinetti e Riva, e dovremmo prendercela con qualche u-tonto di Facebook o Twitter? Sarebbe come prendersela con i graffitari dei bagni pubblici per la qualità dei finalisti allo Strega.

 

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1 risposta a Già, anche di voto

  1. doriano scrive:

    Colpito e affondato.

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