Celsius milleduecento

La ghisa è una lega ferrosa che fonde a temperature superiori ai milleduecento gradi Celsius. A vederla in foto o in un filmato, sembra lava, sfavillante nei suoi passaggi fra i vari stampi durante le fasi di lavorazione. Il caldo dev’essere impressionante. Solo immaginarsela venire addosso spaventa, atterrisce, scuote le membra con l’ancestrale paura del fuoco.

Chissà se Alessandro ha avuto il tempo di spaventarsi, prima che quella condanna incandescente lo assalisse in pieno, lunedì sera, nello stabilimento Ilva di Taranto. Alessandro Morricella, 35 anni, era all’altoforno numero 2, e stava proprio controllato quella dannata temperatura attraverso il foro di colata. Da anni faceva quel lavoro, sapeva cosa fare, eppure. Eppure la sua tuta è andata in fiamme quando non è riuscito a scappare inseguito da quell’inferno di fuoco liquido, e gli ha ustionato il novanta per cento del corpo.

Era andato al lavoro come ogni giorno, ma non è rientrato nella sua casa a Martina Franca, dalla sua famiglia. Adesso è al reparto grandi ustioni del “Perrino” di Brindisi, e lotta ancora, come tutti i giorni, ma stavolta con un nemico terribile. I suoi compagni hanno immediatamente scioperato per solidarietà, ma anche per denunciare che quella non è una fatalità, non solo almeno.

Come non fu una fatalità la morte di Angelo Laurino, Antonio Schiavone, Bruno Santino, Giuseppe Demasi, Roberto Scola, Rocco Marzo e Rosario Rodinò, investiti dall’olio infuocato nella ThyssenKrupp di Torino, la notte fra il 5 e il 6 dicembre del 2007. E come quasi mai lo è quando si rischia la vita sul posto di lavoro, o la si perde, e sono stati oltre mille ancora lo scorso anno.

Ricordatevi di questi numeri e dei nomi che stanno dietro ogni volta che parlate di diritti dei lavoratori. Sono questi i privilegi di cui in Italia si è “goduto” al di là delle reali possibilità dei quali cianciano coloro che predicano la riduzione delle tutele “per favorire il rilancio dell’occupazione”?

Perché le cose, spesso, sono troppo legate, e oggi, probabilmente, qualcuno soffre in un letto per qualcosa che si sarebbe potuto fare meglio. Un grande abbraccio, Alessandro, e l’augurio che tu possa farcela presto, con tutta la solidarietà dei tuoi compagni e il cuore dei tuoi cari.

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