Ditegli sempre di sì

“In Italia c’è tanta, troppa gente che dice sempre di ‘no’, a qualsiasi cosa”. Avrete sicuramente già sentito commenti del genere, riferiti di solito alle espressioni, di singoli o di cittadini associati, che esercitano il loro diritto naturale a pensarla diversamente. Bene: questi, secondo la vulgata comune, sono il Paese del “no”, quello che da anni blocca l’agire di coloro che han voglia di fare, soprattutto quando cercano, con difficoltà, di governare e realizzare le cose.

Il fatto è, però, che tutto questo è falso. In Italia, trovare uno che dica “no” quando il potere gli chiede qualcosa è più difficile che cercare il famoso ago nel noto pagliaio. Di solito accade il contrario. Gli esempi storici non mancano. Fra tutti, mi viene in mente il diniego al Giuramento di fedeltà al fascismo che fu opposto solo da 12, dicasi dodici, docenti su circa 1.250 professori universitari. La nostra normalità è il contrario: è quel ruere in servitium che Tacito vedeva come costume italico già ai tempi dell’antica Roma e che comporta, quasi sempre, il crescere delle maggioranze, fino a quando sono di potere, le quali accolgono nelle loro schiere quelli che corrono a dire di “sì”.

Poi, certo, il giorno dopo l’eventuale caduta dei potenti, trovarne uno che ammetta di esserne stato fra i sostenitori, mentre per anni ha sempre e solo acconsentito, è impresa ardua forse più della ricerca di quelli che urlano il proprio diniego quando quegli stessi sono all’apice; ma questa è un’altra storia, e semmai conferma l’essere propensi alla maggioranza del nostro idealtipo nazionale. Infatti, nella caduta, l’ex potente si ritrova solo, e quindi in minoranza: che utilità potrebbe mai derivare dallo stare con lui, per quanti solamente su tali basi erano arrivati in suo soccorso quand’era vincente?

Guardate che non mi invento nulla, è sempre accaduto. Nel Ventennio tristemente tragico, certo si ebbe quella corsa a stare con il potere che De Felice descrisse bene con la sua espressione “gli anni del consenso”, ma il giorno dopo la destituzione, l’Italia intera si scoprì resistente e antifascista, quasi fossero stati marziani i fascisti di prima. Ma anche ai tempi della fine della Prima Repubblica, dove si ritrovarono a inveire contro le tv che annunciavano ogni giorno arresti per corruzione di parlamentari, assessori e ministri, gli stessi che da quella corruzione avevano tratto vantaggi e posizioni. O ancora in questi giorni, dove è drammaticamente comico il fuggi fuggi da Arcore, pure di quelli che, appena un minuto fa, a quel padrone dedicavano omaggi, peana, languide e banali poesie.

Quindi, non meraviglierà nessuno scoprire domani i ferventi renzisti di oggi, che già furono gli antirenziani di ieri, dichiararsi, con sprezzo del ridicolo, “mai stati renziani”. Ciò che desta un po’ di curiosità in più è il fatto che da quegli stessi pulpiti giunga l’invito a dire sempre di “sì” a chi governa, come se già questo non fosse la regola per i molti. Quasi che non si potesse sopportare una sparuta minoranza di irriducibili sostenitori del “no”, o che essi potessero assurgere al ruolo del bimbo nella favola di Andersen, I vestiti nuovi dell’imperatore, e, col loro parlare contrario, per giocare con la commedia di De Filippo a cui ho rubato il titolo per questo post, dimostrassero continuamente che non è sano credere e prendere per buono tutto ciò che viene detto.

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1 risposta a Ditegli sempre di sì

  1. Fabrizio scrive:

    Incertezza Trasparente o Sudditanza Psicologica!
    Dire sempre di, si e’ solo segno di egoismo opportunistico,personalistico!
    Dire sempre di si, e’ rinunciare, tradire,i propri principi,ideali,valori!
    Dire sempre di si ,e’ come farsi un autolavaggio del cervello!
    Dire sempre di si, e’ civilmente antidemocratico!
    La nuova legge elettorale e’ il risultato , per dato di fatto, di una sudditanza politicistica di relazione e per niente trasparente;come lo e’ il patto del nazareno!
    Patto del nazareno che continua il suo percorso!

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