Mi stupisco dello stupore

Ieri, Maurizio Landini ha lanciato la sua idea di “coalizione sociale”, raggruppando, insieme alla Fiom, associazioni e gruppi più o meno organizzati, da Libera a Emergency, dall’Arci a Giustizia e Libertà, per cercare di dare una rappresentanza, anche politica, a quelle persone, e alle loro istanze, che oggi si sentono messe ai margini nel discorso pubblico dominante e maggioritario. Per mio conto, guardo con molto interesse alla cosa, non nascondendo un certo scetticismo per averne viste troppe simili fallire. Però, incrocio le dita e mi auguro che il bravo sindacalista ce la faccia e riesca dove altri non sono riusciti.

Quello che stupisce è lo stupore con cui, da ambienti della politica istituzionale, soprattutto di sinistra, si commenta l’esperimento. Si dice: “Landini ha un progetto politico”. Ma va? E cos’altro doveva essere, una bocciofila? Insomma, il partito di Renzi ha deciso di non voler rappresentare quel mondo che ha in mente il leader dei metalmeccanici e molti di quelli che contestano, da sinistra, le politiche del Governo; è normale che essi cerchino di organizzare una loro rappresentanza autonoma. Che altro dovrebbero fare? Sostenere chi li insulta chiamandoli gufi, rosiconi e vecchi arnesi utili quanto gettoni per un iPhone?

Eppure, quel mondo un certo collegamento con quelli che sono dentro il Pd lo ha cercato, e magari lo cerca ancora. E puntualmente, si trova, con le dovute, nobili e purtroppo numericamente irrilevanti eccezioni, davanti a risposte che nella migliore delle ipotesi possono essere raccolte in un disarmante: “vorremmo, ma non possiamo”. Quindi, non è come sostiene qualche dirigente democratico che “il segretario generale della Fiom ha in mente di fare l’opposizione politica”. Semplicemente, vedendo che dall’Esecutivo e da chi lo sostiene, in modo più o meno convinto, non solo non giungono risposte alle richieste della sua parte, ma vengono ignorate, banalizzandole, anche le domande, ne prende atto. Per dirla in renziano stretto, #senefaunaragione. E si regola di conseguenza.

Il comodo commento interpretativo che già circola in ambienti renzisti, per cui ci sarebbe “chi governa e fa, e chi si oppone e parla”, non ha senso: come altro dovrebbe essere? Odio puntualizzare l’ovvio, ma è normale che chi governa faccia; cosa dovrebbe fare? Come è altrettanto normale che chi si oppone, dica la sua sulle cose che non gli piacciano, parlando; anche qui, cosa dovrebbe fare? In quel commento, il Governo fa, e fa bene, mentre chi si oppone parla, e fa male. Si dovrebbe “obbedir tacendo”? Cioè, qualcuno immagina una situazione in cui i governanti facciano quel che ritengono esser giusto e i governati, tutti, nessuno escluso, siano silenti e docili? Ovviamente no: che democratici sarebbero quelli che immaginassero un simile scenario.

Allora, se si fa una scelta di campo come quella che il Pd sta facendo da tempo, puntando all’elettorato che fu berlusconiano e nel contempo attaccando tutto quello che è l’orizzonte valoriale di chi sta alla sua sinistra, dai sindacati ai diritti di quanti lavorano per un salario, dai temi della pace e del disarmo a quelli della preminenza del pubblico sul privato, fino ad arrivare alla gestione del territorio e alle esigenze, anche personali, di coloro che lo abitano, è normale che di là, a sinistra, rimanga scoperto.

Ed è altrettanto normale che di là, da quella stessa parte ignorata ed esclusa, quando non avversata e combattuta, qualcuno pensi a darsi quella copertura che un altro soggetto politico, pur richiamandosi al socialismo, non ha alcuna intenzione di dare. Tutto qui.

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