Giornalismo di rinnovamento?

“Sapete perché io non vi rispondo? Non perché non voglio rispondere alle vostre domande, si risponde a tutto. Ma perché secondo me questo non è un giornalismo di rinnovamento”. L’alto concetto espresso in questo virgolettato è della titolare del Ministero per la Semplificazione e Pubblica amministrazione Marianna Madia, consegnato ad alcuni giornalisti che, alla fine dei lavori del tavolo da lei coordinato alla Leopolda, le chiedevano un commento sui temi del confronto.

Per carità, io sono uno di quelli, per dirla alla Renzi, che proverebbero a mettere un gettone nell’iPhone, anche perché sono convinto che pure i nuovi smartphone hanno qualcosa in comune con le vecchie cabine, se non altro il fatto che, per usarli, devi pagare. I giornalisti di FanPage, la testata on line ai cui collaboratori la ministra ha così risposto, invece no, sono innovativi, brillanti e di certo al passo con i tempi; non vanno a monetine i loro microfoni, né con pellicola le loro videocamere, per usare i canoni dell’immaginario renzizzato della modernità.

Non capisco, quindi, che cosa possa significare, rivolta a loro, e pure in generale, l’espressione “giornalismo di rinnovamento”. Cioè, proprio dal punto di vista semantico, intendo. “Giornalismo rinnovato”, ancora, ancora riesco a comprenderlo, sebbene ci sarebbe da discutere sul senso, o sul verso, se preferite, che all’innovazione s’è dato. Ma perché “di rinnovamento”? Perché “rinnovato” è anche participio passato e per l’etica leopoldina è inconcepibile usarlo? Perché l’uso del sostantivo nel complemento di specificazione dà più l’idea del movimento? O perché, usando rinnovato, magari qualcuno avrebbe potuto ricordarsi dei contratti nel pubblico impiego, di cui è responsabile la Madia, che nell’ansia di rinnovazione generalizzata e generale non sono stati coinvolti, e il loro rinnovo è rinviato ancora?

Inoltre, anche sul piano del significato pratico di quell’affermazione ho qualche dubbio. Qual è il “giornalismo di rinnovamento”? Quello che si limita a riportare una slide o un tweet del Governo senza fare commenti? Quello che, al massimo, relega i commenti negativi alle azioni dell’opposizione, interna o esterna? Quello che non fa domande, che non replica, che non chiede, dinnanzi a tutte le affermazioni vane e tautologiche, “in che senso”?

Seriamente, non riesco a capire. A meno che, il “giornalismo di rinnovamento” non sia quello capace, a seconda delle occasioni, di capire che non tutto quello che appare ha senso per davvero, e se ad apparire è un ministro come la Madia, forse non ne ha nemmeno provare a farle delle domande. Cosa volete che vi risponda, di grazia? Lei è entrata in Parlamento per portare la sua “inesperienza politica al servizio del Paese”, come recitava il suo slogan elettorale del 2008, e al giro successivo è diventata ministro, avendo attraversato (con successo, va detto) tutte le correnti del Pd, manco fosse Matt Johnson in Un mercoledì da leoni (ma indubbiamente con più charme e la nonchalance tipica di chi sa di essere nata nella casa giusta), che volete che vi dica? Giusto che non vuole rispondervi perché il vostro “non è un giornalismo di rinnovamento”, cos’altro?

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