Una comunità, ma anche una famiglia

Partire alle dieci di sera da Cuneo, su un pullman, rientrare a mezzanotte del giorno dopo, camminare per più di dieci chilometri e, anche non conoscendosi tutti, sapere di essere in famiglia. Perché sì, quella di ieri a Roma era una comunità, ma anche una famiglia.

Perché in una famiglia si condividono i destini; e quelli di ieri, nelle strade e sul lavoro, i destini li condividono, eccome. E condividono il cammino, non solo da piazza della Repubblica (e quanti ancora la chiamavano “Esedra”) a San Giovanni, ma quello che tutti i giorni devono fare, fra le difficoltà e il sapere che non le si affronta da soli.

No, non è un cammino per stazioni, una via crucis, e non è “contro il governo”, non solo almeno; contro di questo, e solamente contro di esso, come contro quelli che l’hanno preceduto, ci sono e ci sono stati coloro che intendevano e intendono prendere il posto dei governanti per continuarne le politiche. Il cammino e la lotta sono contro di tali scelte, certo, ma anche contro chi le rende possibili, approvandole. Soprattutto, quel cammino e questa lotta, sono insieme a qualcuno: a tutti quelli che ne condividono e ne soffrono gli effetti.

Certo, c’è chi ci irriderà dai tavoli apparecchiati in una vecchia struttura ferroviaria ristrutturata per apparire più cool, e c’è chi ci guarderà, annoiato, in tv; ci ricorderemo di loro, e ci ricorderemo che è per le cose che fanno e votano che siamo ieri stati in quella piazza. Anche ringraziandoli: perché lì c’era tanta umanità vera, che non ricostruisci con gli esperti di comunicazione.

Ovvio, ci ricorderemo di quanto han fatto anche alle prossime elezioni, rimanendo a tavola noi, o spegnendo il televisore quando ci chiederanno il voto per loro. Perché è così, è una scelta di campo, almeno lo è per me.

Il campo di quelli che viaggiano in tanti, di quelli come Sandro, che dalla sua giovane chitarra è capace di tirar fuori canzoni andate, come Dalle belle città, per ricordare, a proposito di chi mette mano alla Costituzione come si trattasse d’un semplice tweet, che “quella legge che ci accompagna/ sarà la fede dell’avvenir”, o Loredana, che all’uscita da un treno della metropolitana intona Bella ciao, e tutto il tunnel delle scale mobili risuona di Resistenza, o come Luca, che s’interroga sul senso del suo voto al partito che quelle cose contro cui è in piazza sta facendo, o Lucrezia, che in quel partito è stata eletta e che quelle cose non le ha votate perché proprio non poteva, con cui ci salutiamo abbracciandoci, perché in famiglia si fa così, e chiede: “dateci la forza per cambiare, altrimenti sarà stato tutto inutile”.

E così, dopo il pranzo della domenica, ti ritrovi a scambiare messaggi di opinioni con Roberto e sai che sì, quella forza andrà trovata, perché altrimenti, davvero, sarà stato tutti inutile. Da domani si lavora di nuovo. Da domani; perché oggi è il tempo della soddisfazione per un risultato su cui forse nemmeno noi che abbiamo voluto esserci a ogni costo avremmo scommesso, ma per il quale abbiamo dato tutto quello che avevamo, non chiedendoci se fosse poco o molto.

Un risultato importante, fondamentale, di riconoscimento per un’intera comunità, che è anche una famiglia.

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