Perché oggi sarò in piazza

Perché credo sia necessario affermare il principio che l’uguaglianza fra i lavoratori si realizza salendo i pioli della scala sociale nel progresso, non praticando un insano egualitarismo dozzinale e paternalistico, realizzato sul gradino più basso.

Perché sono precario da sempre, che significa da troppo, e avverto il senso di un impegno politico per dare anche ai precari le tutele che, faticosamente, sono state conquistate per quelli che, precari, lo sono un po’ meno, non per toglierle pure a loro.

Perché c’ero il 23 marzo del 2002, e le cose che pensavo e dicevo allora le penso e le dico ancora adesso.

Perché penso che una comunità la riconosci anche dalle cose che chiede e dalle battaglie che fa, non solo dalle tessere che ha in tasca.

Perché se l’alternativa è una kermesse pagata da sponsor e finanzieri, allora questa piazza è proprio il posto giusto per quelli che la pensano come me.

Perché le bandiere rosse ancora mi emozionano.

Perché non penso, né l’ho mai pensato, che si debba o si possa essere di sinistra ed equidistanti fra l’impresa e i lavoratori.

Perché la contrapposizione non è fra gli interessi di Marta, precaria nel call center che risponde al numero verde della Fiat, e quelli di Giovanni, impiegato a tempo indeterminato a Mirafiori, ma fra i loro e quelli di Sergio e di John.

Perché qui intorno, poteri forti non se ne vedono, né hanno finanziato la manifestazione.

Perché, certo, si può correre da soli, e si può anche vincere sempre o per molto tempo, ed è naturale e umano guardare con ammirazione ai vincenti; ma la sinistra, il socialismo, era ed è quella cosa capace anche di andare oltre la natura, mettendo insieme speranze, conflitti, utopie, per guardare, con fiducia, al pezzo di mondo che rimane a quelli che restano indietro, per renderlo migliore e per non perdere loro lungo la strada.

Buon 25 ottobre, a Roma, in piazza.

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