Più sbloccata di così

L’alluvione e il fango di Genova hanno fatto dire a Governo e maggioranza che, per la tutela del territorio, s’interverrà velocemente, che bisogna intervenire rapidamente, che molte cose saranno fatte fin da subito, prestissimo, anzi, son già previste e sono già state impegnate le somme nel decreto “Sblocca Italia”.

Certo, il decreto “Sblocca Italia”. In effetti, il testo licenziato dall’Esecutivo prevede una somma per interventi di manutenzione del territorio. Per i lavori di riduzione del rischio da dissesto idrogeologico, all’articolo 7, è definito lo stanziamento di 110 milioni di euro. Sono tanti, sono pochi? Non so, giudicate voi: il medesimo provvedimento, all’articolo 3, destina al sistema delle grandi opere qualcosa come poco meno di 4 miliardi di euro, 3.890.000.000 per la precisione.

Il nostro territorio non sta affondando per quelle che un certo sensazionalismo complice della cultura dell’emergenza chiama “bombe d’acqua”, sta cedendo sotto il peso delle colate di cemento e degli sventramenti operati da lavori troppo invasivi, di intere città costruite senza criteri che non fossero quelli economici e speculativi, di tunnel, strade e ponti fatti dove non c’era alcun bisogno, ma solo gli interessi di chi doveva realizzarli.

E tutto questo volete sbloccare ancora? Non si sta ribellando la natura, tutt’altro. Sta crollando sotto i nostri continui e ripetuti attacchi: abbiamo dichiarato guerra all’ambiente, ora ci stupiamo che esso capitoli e ceda? Dovremmo essere felici del fatto che stiamo vincendo la battaglia che al Mondo abbiamo dato.

Certo, se combattiamo contro l’albero su cui siamo seduti, il rischio di cadere con lui quando l’avremo sconfitto è alto. Ecco perché dovremmo ripensare il nostro modo di rapportarci al posto in cui viviamo, perché questo non sia declinabile solo con in acciaio, cemento, scavi di gallerie ed elevazione di viadotti.  Se non per rispetto degli altri, almeno per una forma di sano egoismo: per allontanare il rischio che, a furia di saccheggiare e depredare il posto in cui viviamo, prima o poi, cadendo, esso porti noi via con lui.

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