Facendo “ammuina”

Non per essere puntiglioso, ma nel discorso politico il nesso di consequenzialità e il principio di non contraddizione dovrebbero essere, come dire, il minimo sindacale: si parte da un assunto, si sviluppa un ragionamento e si giunge a una conclusione all’interno di un quadro di identità di pensiero. Almeno nel periodo, insomma.

Invece, no. Prendiamo il caso caldo della cronaca politica italiana: la riforma del mercato del lavoro. Senza voler entrare nel merito, si parte da un assunto, tipo “in Italia c’è un’alta disoccupazione e c’è anche troppa precarietà dannosa, che colpisce tanti lavoratori e che ha distrutto un’intera generazione”, si cerca di sviluppare un ragionamento, che tenga dentro anche il numero e l’andamento dei non impiegati, l’articolo 18, le disparità, e si giunge a una conclusione: “limitiamo tutele e diritti, così si rilancia l’economia e l’occupazione, rendendo flessibili i rapporti di lavoro, ma con garanzie e sicurezze maggiori per i lavoratori”.

Cosa manca rispetto all’analisi dei presupposti logici in questo modo di argomentare? Tutto, o quasi. Ma andiamo con ordine, cercando di capire come si svolge il ragionamento che dall’assunto iniziale conduce a quella conclusione.

Si dice: “c’è troppa precarietà, ed è una precarietà orribile, che crea un vero e proprio apartheid, con i lavoratori meno tutelati che vivono condizioni di lavoro inconcepibili, senza diritti e tutele”. Pe poi aggiungere che: “l’occupazione non riparte, perché il mercato del lavoro è troppo rigido, e garantisce eccessivamente i dipendenti, limitando le possibilità di azione dell’impresa”. E infine: “bisogna rendere più flessibile il lavoro, dando, però, tutele e diritti a chi non ne ha, in modo da creare le condizioni per un rilancio dell’occupazione”.

Non è logico. Se già c’è la precarietà maggiore e peggiore d’Europa, con nessun diritto per quei lavoratori, e nonostante tutto c’è una delle disoccupazioni più preoccupanti del continente, vuol dire che quello del necessario incremento della flessibilità è un falso mito. Quant’altra ne servirebbe per far ripartire le assunzioni? Cos’altro serve di più flessibile dei contratti di lavoro a chiamata e che riconoscono paghe da insulto per i lavoratori? Se la flessibilità è ciò che serve agli imprenditori per assumere, perché ora che si può farlo persino senza dare alcun diritto, questi non lo fanno, tanto che abbiamo un numero drammaticamente alto di disoccupati?

Che sia un’illogicità insostenibile è evidente e chiaro a chiunque. Eppure, sembra che quel limite non emerga mai nelle discussioni. E tutti continuano a interrogarsi “sulla natura della riforma del mercato del lavoro, perché bisogna garantire più flessibilità, ma con tutele crescenti, e poi un contratto unico, certo, da affiancare a un altro paio di possibilità di accordo fra dipendente e datore di lavoro, ovvio, e quindi non è più unico, però, ma, cioè, capito?”.

Una vera e propria “ammuina, un fare rumore intorno a concetti senza peritarsi di spiegarne le ragioni, le relazioni, le conseguenze, così quelli che stanno di là vanno di qua, chi sopra, sotto, coloro che si trovano a sinistra vanno a destra, e si dà l’impressione del movimento in avanti, mentre tutto rimane fermo, sempre se e quando non arretra.

Cioè, “noi siamo in quattro. Come se fosse antani anche per lei soltanto in due, oppure in quattro anche scribài con cofandina? Come antifurto, per esempio… No, aspetti, mi porga l’indice; ecco lo alzi così… guardi, guardi, guardi. Lo vede il dito? Lo vede che stuzzica? Che prematura anche? Ma allora io le potrei dire, anche con il rispetto per l’autorità, che anche soltanto le due cose come vice-sindaco, capisce? … No, no, no, attenzione! Noo! Pàstene soppaltate secondo l’articolo 12, abbia pazienza, sennò posterdati, per due, anche un pochino antani in prefettura… senza contare che la supercazzola prematurata ha perso i contatti col tarapìa tapiòco”. Ma per fare cose concrete e in modo pragmatico, capito?

Questa voce è stata pubblicata in libertà di espressione, politica e contrassegnata con , , , , . Contrassegna il permalink.

Lascia un commento