I guerrieri del latte versato

C’è una strana teoria che popola i retroscena di questi giorni sulle posizioni della minoranza Pd in merito alla delicata questione della riforma del mercato del lavoro. In pratica, Bersani & C. sarebbero pronti a tenere il punto, ma solo fino a un certo punto, senza rompere col premier, appunto, mentre potrebbero, nel caso le loro proposte non fossero accettate, fare un’azione quasi di ritorsione su alcuni punti della legge di stabilità.

Ora, io non credo che ciò possa essere vero, come non credo che davvero persone che hanno messo tutta la loro vita nelle battaglie a difesa della dignità del lavoro e dei lavoratori, rinuncino, per questioni di rapporti interni al partito, alla fedeltà ai loro “ideali di gioventù”. Ciononostante, la visione che disegna un simile scenario ha un fascino curioso.

In pratica, si minaccia uno scontro su un aspetto qualificante dell’azione del Governo, oggi il lavoro, ieri la riforma elettorale, ma poi, per paura di perderlo malamente, lo si archivia subito e si rilancia la discussione su quello del giorno seguente. O meglio, si dichiara che la battaglia veramente importante non è l’attuale, ma la successiva, quella del giorno dopo, da combattere come guerrieri impavidi in difesa dell’onorabilità del ricordo (o col rimpianto) del latte ormai versato. E cercare di non far cadere il recipiente prima? No, dico, potrebbe esser un’idea da provare, per esempio prima di far passare una riforma scriteriata sulle pensioni o la costituzionalizzazione del vincolo sul pareggio di bilancio. Invece no, la tenzone finale è sempre un’altra, sempre dopo, sempre da venire; nel frattempo, tutto diviene legge e norma, senza che i combattenti dell’ultima linea battano mai un colpo abbastanza deciso da essere avvertito.

Così, prima si vota l’Italicum alla Camera e poi si dice che lo si cambierà al Senato, prima si approva la riforma della Costituzione a Palazzo Madama e poi si dice che la si migliorerà a Montecitorio, prima si lascia stravolgere il diritto del lavoro, ma poi si pensa di poter stoppare tutta l’operazione con emendamenti da azzeccagarbugli in fase di approvazione del bilancio dello Stato. In questo modo, però, Renzi porta all’incasso tutto, e giustamente, vista l’insostenibile inconsistenza dei resistenti, e i fini strateghi paiono più spaventati del vuoto che nascerebbe dalla sconfitta di chi attua quello che (dicono) sia contro i loro principi, che non intimoriti dall’incedere vittorioso del conquistatore.

Al di là delle mediazioni, il principio di maggioranza non può servire da giustificazione per le rinunce a priori, e c’è un punto in cui una cosa o si può votare, o non si può votare. Il resto va bene per i retroscenisti, ufficiali e ufficiosi, accreditati o corsari, e per le loro dotte e articolate analisi o per i suggerimenti animati e le velate minacce. Ma la politica è anche mediazione e compromesso, non solamente questo. Ci sono i valori, i principi, gli ideali… va be’, avete ragione: parlare di cose simili fra i politici attuali o cercare l’unicorno tra gli scaffali della Coop, è la stessa cosa.

Un momento, cos’è quella coda bianca fra i surgelati e il banco della gastronomia?

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