E sbagliassero i consiglieri?

“La ripresa nella zona euro sta perdendo impulso, la crescita del Pil si è fermata nel secondo trimestre, le informazioni sulle condizioni economiche ricevute durante l’estate sono state più deboli del previsto”. Lo dice il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, rivolgendosi ai leader e ai governanti dell’Unione.

Poi, però, aggiunge che per sostenerla e spingerla, quella ripresa, è necessario che gli Stati abbiano più coraggio nel mettere in pratica le riforme necessarie e diligenza nel “seguire le raccomandazioni dei tecnici della Bce, che hanno loro stessi sottoscritto al Consiglio europeo”.

Per carità, io non sono un economista, quindi quello che dico è più che altro, diciamo così, un’impressione, sebbene sostenuta da dati empirici che quotidianamente paiono confermarla. Ma siamo sicuri che la ricetta sia proprio quella che in quelle raccomandazioni è contenuta?

Cioè, uno dei problemi dell’Unione è connesso con il, come lo definisce lo stesso banchiere centrale, “calo della fiducia nell’economia” del continente e nelle sue possibilità di risalita. Ora, secondo gli osservatori di Francoforte, questa fiducia serve alle imprese per poter riprendere gli investimenti, che non fanno anche perché i mercati per i loro prodotti stentano a dimostrare la vitalità necessaria.

Forse è perché abito a livelli più bassi di quelli del gotha finanziario, ma a me la questione pare un po’ diversa, è mi vengono domande differenti. Tipo: e se fosse da ricercare nel fatto che, chi dovrebbe spendere in quei mercati, non abbia denaro da metterci il motivo della loro freddezza?

Magari è del tutto sbagliato il mio punto di vista (e dev’essere così, dato che sono loro a sapere quali decisioni bisogna prendere. E infatti…), ma se fosse un po’ vicino alla realtà delle cose, allora, siete sicuri che prevedere tagli al welfare, al sistema pensionistico, alla sanità, rappresenti la necessaria rassicurazione per i potenziali consumatori? Siete sicuri che minacciare di rendere più facile il licenziamento di un lavoratore sia il giusto incoraggiamento di cui ha bisogno per dare il suo contributo alla ripresa del sistema? Siete sicuri che garantire l’impossibilità di avere domani un contratto capace di tutelare dall’arbitrio del proprio datore di lavoro, sia lo sprone adatto a far investire i pochi soldi che ha per una ragazza come “Marta, 28 anni, che non ha la possibilità di avere il diritto alla maternità”, o per un uomo come “Giuseppe, che ha 50 anni e non può avere la cassa integrazione”? A fargli correre il rischio di comprare una casa, l’azzardo di investire nella propria formazione e nella propria attività professionale, o solo la follia di spendere gli 80 euro aggiuntivi che si ritrovano da qualche mese in busta paga?

Ripeto, non sono un economista, ma immagino che qualcuno in quegli alti piani con i vetri sempre puliti e le scrivanie importanti, qualche domanda del genere se la sia posta. Perché qui, dal basso, quelle cose sono concetti acquisiti da tempo, anche se le uniche nostre esperienze in materia sono legate al come fare a sopravvive all’anno con i soldi che quelli in alto spendono per un orologio.

O forse proprio per quello.

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