Ecce Momo

No, non è una citazione “pilatesca” con errore e nemmeno la riscrittura sbagliata di un’opera nietzscheana. No, è che voglio presentarvi un amico, Emanuele Di Caro, Momo, appunto.

Ma non per dirvi che è un avvocato quarantunenne di Bra, che da quattro anni e due congressi è segretario provinciale del Pd cuneese e che ha deciso di candidarsi alle regionali. O meglio, tutte queste cose ve le voglio anche dire, ma soprattutto vi voglio raccontare perché io voterò per lui.

Non intendo fare un endorsement, parola strana di cui in italiano si potrebbe fare tranquillamente a meno, né con questo post ho l’ambizione di aiutarlo; è semplicemente una dichiarazione di voto.

Momo l’ho conosciuto più o meno alla fine del 2010. Abbiamo condiviso alcune cose, ho cercato di collaborare con lui, dandogli una mano per quel poco che so fare (in pratica, solamente giocare con le parole), e qualche volta ci siamo anche divertiti e abbiamo vissuto bei momenti. Insieme, abbiamo patito l’amarezza per alcune situazioni politiche e nazionali e anche per qualche risultato non proprio entusiasmante. E non ce lo siamo mai nascosti.

Di lui, in questi anni, ho imparato ad apprezzare principalmente una dote, una di quelle che non trovi spesso nelle persone e che raramente riesci a intravedere sempre e in tutte le scelte che queste fanno nelle diverse situazioni: la lealtà.

Momo è uno con cui puoi parlare di politica, ma sul serio. Cioè, uno con cui puoi discutere sul modello di sviluppo agricolo di una regione come il Piemonte. E lo puoi fare per ore, senza sentir dire banalità, perché è un avvocato, certo, ma è fortemente legato alla terra. Con lui puoi discutere di trasporti e di problemi della rappresentanza dei piccoli comuni, di sanità e di welfare, di problemi occupazionali e di economia dei territori montani, senza stancarti nel dover ascoltare la trita ripetizione di slogan vuoti e inconcludenti. Perché, se di lui ho capito qualcosa, è che non parla mai di una cosa senza conoscerla. E se non la conosce, ha l’umiltà di mettersi a studiare e di imparare.

O di chiedere e di ascoltare. Da molti di coloro che fanno politica senti sempre dire che è “fondamentale saper parlare alla gente”, come se veicolare le proprie idee, per ricercare su di queste il consenso, fosse l’unico modo per misurare la qualità di un candidato o di un eletto. Per carità, l’efficacia della comunicazione è importante. Ma credo che ci debba essere anche dell’altro. Come la capacita di ascoltare. Ecco, Momo sa ascoltare, sa mettersi in relazione con chi gli sta difronte perché non ricerca un uditore per il suo messaggio, ma un interlocutore con il quale costruire un percorso comune, di condivisione. Poi decide, ovvio, poi sceglie e ha le sue idee. Ma queste non gli impediscono la continua pratica del confronto e del mettersi in discussione per verificarne la validità: prende parte nelle scelte, ma non sceglie per partito preso.

E poi, come dicevo all’inizio, è leale. Potete star certi che si comporterà in un determinato modo perché quel modo è l’unico che gli permetterebbero i suoi valori e i suoi ideali. È più di una semplice coerenza rispetto a un impegno preso; è una maniera di vivere e di stare al mondo.

Per tutti questi motivi, voterò per lui. E anche perché è un amico a cui, proprio perché lo ritengo tale, non farò sconti dal giorno dopo la sua elezione, sapendo che lui non si aspetterebbe nulla di diverso.

A quei pochi che mi leggono e mi stanno leggendo anche stavolta, chiedo, se vivono e votano a Cuneo e provincia: alle elezioni regionali scegliete Chiamparino e il centro sinistra, votate il Pd e scrivete “Di Caro”. Non ve ne pentirete.

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