Perché così volevano che fosse

Soglia del 37% per l’accesso al premio di maggioranza, sbarramento al 12 per le coalizioni e all’8 per i partiti non coalizzati, niente collegi uninominali ma possibilità di candidature multiple, impossibilità di esprimere preferenze, no a primarie per legge, no alle norme sulla parità di genere nell’alternanza fra i candidati e per i capilista (tantomeno le preferenze di genere, ça va sans dire, visto che tenevano dentro la doppia ragione del ridare la facoltà di scelta agli elettori e favorire una più equa distribuzione della rappresentanza fra donne e uomini), no a quelle sul conflitto d’interesse e per l’ineleggibilità di titolari di concessioni pubbliche. Questa è la legge elettorale approvata dalla Camera.

Perché non c’erano alternative? Nient’affatto: perché così volevano che fosse. Non c’è nulla da eccepire, la maggioranza dell’Aula ha votato, in libertà da mandato imperativo e di coscienza, il testo che preferiva, gli emendamenti che riteneva opportuni e le modifiche che valutava necessarie. Il resto è stato respinto perché, con tutta evidenza, per quella maggioranza non era e non è importante.

Come mai dico questo? Perché se quelle cose di cui prima (preferenze, parità di genere, premi, sbarramenti e conflitti di interessi), per la maggioranza dei deputati, fossero state importanti, questi avrebbero votato contro l’attuale formulazione della legge elettorale, respingendola. Se non lo hanno fatto è perché è proprio come è stata votata che la volevano. E la vogliono così per molti motivi.

Perché se saltasse l’accordo potrebbe finire la legislatura. Perché, alla fine, nominate e nominati potranno sempre sperare di spuntare una successiva nomina. Perché, fra soglie, premi e liste bloccate, magari c’è più posto per tutti, e poi, infine, esser stati fedeli e ligi agli accordi, conterà pure qualcosa, no?

Ma non sentirete tutto questo, ovviamente. Sentirete altro, cose del tipo: “i patti e le regole, nei partiti e fra le forze politiche, si rispettano”; “la parità di genere si pratica anche senza leggi a tutelarla”; “le preferenze o i collegi uninominali non garantiscono la democrazia”; eccetera, eccetera, eccetera. Tutte quelle cose che da tanto, troppo tempo stiamo già sentendo.

Leggendo alcuni commenti a quanto stava avvenendo, m’è tornata in mente una frase de La nausea (sì, credo che c’entri pure il titolo) di Jean-Paul Sartre: “Ammiro come si possa mentire appoggiandosi sulla ragione”. Ma i nostri potenti, oggi, evitano anche il sostegno della ragione: a loro basta quello del potere. Possono decidere, e lo fanno così come lo vedete fare, senza cercar ragioni. Tutto qui. Anzi, così è (se vi pare).

Ora sento molti dire che quella legge sarà migliorata al Senato. Speriamo; una legge migliore è sempre meglio di una peggiore. Però mi chiedo: stiamo sperando nelle virtù di quel Senato che, a sentire gli stessi che le decantano, si vorrebbe abolire per i suoi vizi?

PS: sulle sorti del Senato, poi, ho anche un altro dubbio. Se la Camera eletta con liste bloccate, che deve la sua composizione a un enorme premio di maggioranza (circostanze, entrambe, giudicate incostituzionali dalla Consulta, ma ormai pare che a nessuno interessi più, dato che questo e quelle vengono riproposte) e in cui gli uomini sono prevalenti ha impedito l’approvazione di una legge senza liste bloccate, senza premio di maggioranza e composte in base al principio della parità di genere, perché un Senato composto totalmente di senatori dovrebbe abolirsi da solo? Cioè, perché se in un’assemblea non si è riusciti a far passare delle norme un po’ sfavorevoli per quelli che ne fanno parte, nell’altra si dovrebbe riuscire a far passarne una, l’abolizione appunto, totalmente avversa agli interessi di chi la compone?

Questa voce è stata pubblicata in libertà di espressione, politica e contrassegnata con , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Lascia un commento