Se il voto è una sciocchezza, fate pure come volete

No, davvero, rilassatevi. Lo dico per voi, per le vostre coronarie e per le eventuali gastriti. Tanto non serve a nulla: se ne infischieranno. E non come il Clark Gable di Via col vento; non ne avranno né lo stile, né il fascino. Loro lo faranno con la proterva arroganza dei potenti, quella che, in fin dei conti, nasconde solamente la paura. Se ne infischieranno come fecero su Rodotà, come fecero sul governo con Berlusconi e le larghe intese.

Quindi, rilassiamoci. Non invadiamo i social network di hashtag contro le scelte dei dirigenti e dei parlamentari democratici o per suggerire loro le nostre preferenze. Tanto non servirà. Non ci prenderanno comunque in considerazione, forse non ci leggeranno nemmeno, e quand’anche lo facessero, potrebbero sempre dire che sono “fake e troll grillini”, come ha detto Francesco Nicodemo, che se è il responsabile della comunicazione del Pd ne saprà pure qualcosa di quello che comunicano al Pd, ovvio, no? E lo so che vi avevano detto “mai più larghe intese”, “mai più manovre di palazzo per andare al governo”, e ora, comunque, staffetta o rimpasto che sarà, vi tocca una manovra di palazzo e le larghe intese ad libitum. Ma che ci volete fare? Quelle sono cose che si dicono, come si diceva “mai al governo con Berlusconi”, poi però c’è la politica, che è una cosa complicata, e che fa anche Renzi. Come gli altri, come quelli che la sanno fare. Voi state calmi, e soprattutto siate fiduciosi.

Non occupate le sedi e non protestate nelle assemblee. Non perché non sarebbe giusto farlo, ma perché tanto sarà inutile. Per esempio, alcuni potrebbero essere tentati di chiedere il parere ai dirigenti del Pd ora che ci sono i congressi regionali, e che quindi le occasioni di confronto sono tante. Chieder loro: “ma non avevate detto  che non si doveva mai più andare a palazzo Chigi senza passare dal voto?”. Oppure: “non dicevate che andavano separate le figure di segretario e presidente del Consiglio, mentre ora volete che il primo faccia anche il secondo?”. O infine: “ma non era quello di Letta il miglior governo per il Paese? Non lo dicevate fino ad ieri? Ora non lo credete più? E domani, cosa direte del governo che potrebbe nascere oggi?”. Certo, qualcuno di questi dirigenti potrebbe rispondere agli ipotetici militanti: “perché fate domande nazionali, di dinamiche governative e parlamentari, in un congresso regionale?”. Già. Però se non è per discutere anche del loro lavoro da parlamentari, della loro azione quotidiana nelle sedi in cui sono stati eletti, per valutarla e giudicarla, perché ci sarebbero deputati e senatori a guidare molte delle liste per i congressi regionali?

Potremmo far loro tutte quelle domande, sì, ma ci direbbero che è fuori contesto, appunto, e che su quello, come dire, lasciamoli lavorare. Quindi, perché farle?

Dopotutto, hanno ragione: la democrazia rappresentativa è un po’ quella roba lì, come spiegava Giorgio Gaber, è quel sistema nel quale “tu deleghi un partito che sceglie una coalizione che sceglie un candidato che tu non sai chi è, e che tu deleghi a rappresentarti per cinque anni, e che se lo incontri ti dice giustamente: ‘Lei non sa chi sono io!’”.

E sì, lo so che un po’ ve la prendete, vi sentite punti sul vivo, anche traditi: ma chi vi ha mai detto che il vostro parere contava qualcosa? Perché vedete, lo so che la democrazia, come tutte le grandi passioni, genera attese e aspettative che non riesce a mantenere. Ma quelle, le attese e le aspettative, essa le genera involontariamente, come la bella passante “da un balcone a un segreto più in là”, cantata da De André sulla poesia di Antoine Pol già musicata da George Brassens, di cui ci piace ricordarne il sorriso che non ci ha fatto ma che le abbiamo deciso “in un vuoto di felicità”. Quindi, se vi aspettavate qualcosa in più, se ci aspettavamo qualcosa di diverso, avete e abbiamo sbagliato.

D’altronde, quale sarebbe l’alternativa al rimpasto o alla staffetta? Andare a votare? Ma è una sciocchezza, lo ha detto pure Napolitano; ora è una sciocchezza per DPR, probabilmente. Come per DPR, forse, sono state anche abolite le consultazioni fra il vertice e la base nei partiti: a che servirebbero? Il Parlamento è sovrano, perché anche in una repubblica ci sono i sovrani, cosa credevate? E poi, chi sono questi della fantomatica base? Perché i vertici e i dirigenti si conoscono, anche fra di loro, ma la base chi è? E se fossero tutti “fake e troll grillini”? Vorreste mica correre il rischio di andare a scoprilo?

Quindi, ragazzi, mettetevi l’anima in pace, e lasciate lavorate dirigenti e parlamentari: loro sanno ciò che è bene, anche per voi. Basta con queste pretese, con l’insistenza sulla legge elettorale (che se non si deve andare a votare, a che cosa servirebbe?). E poi, se si cambia il governo senza quest’incertezza dell’esisto elettorale (che solo Marylin Monroe poteva ritenere “uno spasso”), son più contenti anche i mercati: vuoi mettere com’è bello far le proprie puntate quando già si conosce il risultato? E infatti, cala pure lo spread.

Mi rimane solo il dubbio che questa chiusura alla partecipazione sia la causa del crescente astensionismo. Ma qualcuno ci ha già spiegato che quello non è un male così grande, che siamo nella media europea e che la realtà è così complessa e che è e sarà sempre più “affare da esperti”. Io pensavo che la democrazia fosse un’altra cosa, ma, evidentemente, sbagliavo.

Loro sanno, lasciamoli lavorare. Anzi, lasciamoli proprio.

Cari dirigenti, cari parlamentari, avete ragione: decidete pure in tutta tranquillità. Noi non vi disturberemo, né ora, né dopo: non vorremmo mai che con un nostro tweet o un sms vi distraessimo dal compito alto e importante. In direzione e in Parlamento, scegliete la strada migliore: voi, sicuramente, saprete trovarla. Tanto, se il voto è una sciocchezza, fate pure come volete.

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