No al Referendum, altre ragioni

Buon giorno a tutti,
            oggi è venerdì e mancano meno di due giorni all’apertura dei seggi per il referendum confermativo sulle modifiche alla Costituzione varate dal governo Berlusconi.
            Ovviamente, in queste ultime ore si moltiplicheranno gli appelli al voto, ed anch’io voglio lanciare il mio. Votate No.
            Nell’articolo di ieri – che potete leggere sotto – ho elencato quelle che a mio giudizio possono essere alcune delle motivazioni più valide per respingere, in blocco, le modifiche che questa scriteriata “riforma” (sull’uso delle virgolette al termine riforma vedi nell’articolo di ieri) intende apportare al testo Costituzionale. Con la scusa che la Costituzione non è la Bibbia, si vuole far passare una barbarie come un atto riformista…loro poi.
            Anch’io credo fortemente al principio costituente, peraltro garantito, con gli articoli 138 e 139, anche dalla nostra Costituzione, secondo il quale nessuna generazione può decidere tutto per quelle future e su questo non accetto certamente lezioni da Berlusconi e compagni di merenda. Ma da qui a voler modificare il dettato stesso della Carta, stravolgendone i principi ne passa. Anche perché, con una simile “riforma” ad essere a rischio sarà lo stesso principio democratico. E vi spiego perché.
            Secondo la “riforma” Calderoli-Berlusconi, il Premier – si badi bene, Premier e non più Presidente del Consiglio – verrà eletto con voto popolare insieme alla Camera, e fin qui poco male. Ma questo super Premier può nominare e licenziare ministri e sottosegretari e sciogliere la Camera dei Deputati, che ricordiamo è stata eletta con voto popolare, chiedendo al Capo dello Stato – senza che questi possa rifiutarsi – di promulgare lo scioglimento come atto dovuto. La Camera, dal canto suo, può in teoria votare una mozione di sfiducia al Premier purché il voto dell’opposizione non sia determinante. La mozione, per essere valida, deve comunque avere la maggioranza assoluta dei voti dell’assemblea. Ora, volete che un Premier non abbia una serie di fedelissimi alla Camera fra i banchi della maggioranza a cui far votare “no” alla mozione di sfiducia? O semplicemente da mandare al mare il giorno della convocazione? E’ poco credibile. Specialmente limando un po’ il numero dei Deputati, in modo da ridurre il numero necessario a comporre questa fedele e compatta brigata “pro-Premier”.
Ma le cose curiose di questa “riforma” non finiscono qui. Il Capo del Governo, con queste modifiche, in apertura di legislatura espone il suo programma solo alla Camera – e non al Senato che, con l’intenzione di abolire il bicameralismo perfetto tipico dell’Italia ed istituire il Senato delle Regioni, i centro destrini ancora non ci hanno detto cosa diavolo dovrà fare di preciso – per ottenere un voto di fiducia. Una sorta di “Patto con gli onorevoli”.
Ottenuta la fiducia, il Premier compone la sua squadra e non si ripresenta alla Camera per la fiducia al Governo – né tantomeno al Senato – ed i ministri e sottosegretari non devono più giurare davanti al Presidente della Repubblica (forse per evitare l’eventualità di dover aggiungere, nel caso, ai vari reati anche quello di spergiuro e offesa alla massima carica dello Stato). In tutto questo il Presidente della Repubblica perde entrambe le maiuscole perché è ridotto a piccoli compiti notarili di nomina dei membri della Corte costituzionale di sua spettanza, di titolarità sul diritto di grazia e di garante della Costituzione. Quale Costituzione?
Ora, a voi che ancora non avete deciso se e come votare al Referendum domenica e lunedì, vi chiedo di immaginare di dover riavere, e con tutti i nuovi poteri del caso, un Berlusconi a Palazzo Chigi o grandi statisti del calibro di Calderoli o Bossi, oppure, perché il pericolo può venire anche da un’altra parte, di personaggi controversi come Ferrando. Avete ancora dubbi su dove mettere la croce?
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