No al Referendum, alcune ragioni

Salve,
            domenica e lunedì, neanche a dirlo per chi mi conosce, voterò “No” al referendum. Le motivazioni che mi spingono a questa scelta sono diverse, e qui proverò ad elencarne alcune.
            Ad esempio, i rappresentanti del centro destra da giorni si spendono nel dimostrare che la loro “riforma” (uso le virgolette perché il nobile termine riforma non può essere associato a questa operazione dissacratoria della nostra Carta Costituzionale) interviene solamente sulla seconda parte del Testo Costituzionale, quando invece questa scellerata azione di stravolgimento della Costituzione mina alle basi la prima parte del Testo. Infatti, devolvendo alle Regioni la potestà assoluta su Sanità, Scuola Pubblica e Polizia locale si cambieranno, come ovvia conseguenza, anche le forme e le possibilità di accesso ai diritti fondamentali garantiti dalla Costituzione del 1948: Diritto alla Salute, Diritto all’Istruzione e Diritto alla Sicurezza per primi.
            Un altro motivo è rappresentato dai costi che questa “riforma” ha per le tasche degli italiani, di tutti gli italiani. Il centro destra sta conducendo una battaglia mediatica per spiegare agli elettori che con la loro “riforma” Costituzionale si diminuisce il peso della Politica per le tasche dei cittadini, in quanto viene ad essere ridotto il numero dei parlamentari. Dovrebbero però spiegarmi come una riduzione dei deputati e dei senatori, che peraltro andrà fatta comunque, possa alleggerire il peso della Politica se nel contempo quest’ultima si ingegna a trovare nuove spese. Come faranno le Regioni a pagare i loro corpi di polizia locale? Come pagheranno le spese connesse alla progettazione di un sistema scolastico diverso per ognuna delle venti realtà regionali? Da dove saranno presi i soldi per far fronte alle spese derivanti dalle procedure di trasferimento di competenze Stato-Regioni e, nel periodo di trasferimento, per quelle connesse alla duplicazione delle funzioni di Ministeri ed Assessorati sulle materie concorrenti o di cui non è ancora chiaro a chi spetti l’esclusività? Dai soldi risparmiati dall’erario sugli emolumenti ai rappresentanti del Parlamento?
            Per quanto è demagogico e populista il modo di propagandare le proprie idee a cui il centro destra ci ha da anni abituato, non credo che siano capaci di convincere qualcuno che con l’abbassamento del numero dei deputati e dei senatori si riescano a trovane i 300 miliardi di Euro – a tanto ammonterebbe il costo complessivo della manovra finanziaria necessaria a supportare i costi della modifica al testo costituzionale, secondo le prime stime, fra le quali anche quella di Confindustria – che serviranno alla messa in pratica delle cretinate che hanno scritto in quella sedicente “riforma”.
            Infine, ma non è tutto, credo davvero che nessuno possa condividere in blocco tutte le modifiche agli articoli apportate da questa “riforma”. Anche chi voterà Si, ne sono certo, forse non condivide – se non addirittura ignora – la portata di tutte le modifiche. Oltre 50 articoli su 139, più di un terzo, sono un’enormità da riformare con un solo decreto, voluto dalla sola maggioranza, per di più tale in virtù esclusivamente di un sistema elettorale maggioritario; la riscrittura di una Costituzione dovrebbe essere compito di un’Assemblea costituente, eletta appositamente per quello e composta in modo da rappresentare le diverse parti e sensibilità della società e del Paese. Inoltre, gli stessi latori della “riforma” ammettono che “necessariamente bisognerà cambiare qualcosina, a testo approvato” come ha affermato Calderoli. E allora perché votarla? Credo giusto per dimostrare che loro ci credono fino in fondo nelle cretinate che dicono.
            A proposito di cretinate e Calderoli, che poi sono la stessa cosa, ma davvero siamo ridotti così in basso da consentire che Calderoli possa firmare la modifica al testo redatto dai Padri Costituenti? Davvero questo stupidotto della Val Brembana – non me ne vogliano i valligiani suoi conterranei, persone operose che vivono in una terra splendida – può cassare 50 articoli redatti dopo anni di lavoro da persone del calibro di De Gasperi, Nenni, Togliatti, solo per citarne alcuni? Calderoli chi? Quello delle magliette?
Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized. Contrassegna il permalink.

1 risposta a No al Referendum, alcune ragioni

  1. Pingback: Assuefatti | Filopolitica

Lascia un commento