La condivisione delle responsabilità

Salve amici,
            vorrei, in poche frasi se ci riesco, farvi osservare la curiosa prassi che sempre più negli ultimi tempi si sta diffondendo ed affermando nel Bel Paese: il condividere le responsabilità.
            No, non è il vecchio proverbio dell’“aver compagno al duol scema la pena”, più che altro una sua rivisitazione moderna fissata nell’“aver compagno al dol scema la pena”. Infatti, sempre più spesso non si cerca qualcuno con cui condividere un dolore – aspirazione per altro umanamente legittima – ma semplicemente qualcuno con cui dividere il carico della colpa. Faccio degli esempi, per spiegarmi meglio. Incastrano Moggi e Co. sulla questione dello scandalo calcio e lui risponde, difendendosi, “di cosa vi meravigliate? Non sapevate che funzionava così? Che così facevano tutti?”. Prendono un Savoia ed uno pseudopoliticante a trafficare con ragazze e faccende illegali di vario tipo, ed eccoli lì pronti a tirare in ballo quante più persone possibili. Anche Bettino Craxi quando fu indagato per tangenti tenne un’articolata dissertazione alla Camera dicendo a tutti, grosso modo, “e di che vi meravigliate, fanno tutti così, ma come non lo sapevate?”.
Innanzitutto mi preme dare una risposta postuma a Craxi: “caro Bettino, no, non lo sapevamo”, e comunque, rispondendo anche alle affermazioni di Moggi e Vittorio Emanuele, non credevamo fino a questo punto, credevamo ci fosse un limite all’indecenza. E poi, avremo almeno la libertà di indignarci? Oppure dobbiamo tollerare in silenzio che i ricchi si permettano il lusso di rubare mentre aumentano gli italiani che fanno fatica a raggiungere e superare la fatidica terza settimana?
Ma quello che, ripeto, mi lascia ancora più perplesso è l’illogica logica sottesa al fatto che, secondo questi signori ed un po’, ahimè, secondo buona parte degli italiani, più sono le persone coinvolte in un reato meno lo stesso reato è grave. Cioè quasi a dire che, siccome così fan tutti…
            Il cavolo! Più sono le persone a commettere un reato o a rendersi partecipi dello stesso crimine maggiore è il suo impatto sugli altri. Essere in tanti a commettere un illecito non sminuisce la colpa, semmai è associazione a delinquere. Il “mal comune” non è “mezzo gaudio” è “epidemia”, così come il crimine diffuso è un cancro per la società e non, come qualcuno arriverebbe a dire, una conquista di civiltà.

            Ahi povera Italia, costretta a cercare il riscatto morale perduto nei tribunali degli uomini e della Storia sui campi di calcio al mondiale…sarà forse per questo che al calcio, quello giocato ma anche quello “chiacchierato” e parlato, noi italiani ci teniamo più che gli altri?

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