Avanti, Savoia

Ben ritrovati,
            vorrei oggi partire prendendo spunto da un sms arrivatomi in questi giorni. Il messaggino diceva: “E’ vero che la Storia può cambiare: oggi sono i lucani che arrestano i Savoia”.
            Ed in effetti la coincidenza, o meglio, la sottesa ironia che guida lo svolgersi della Storia e delle sue tappe, balza agli occhi. Premetto che mi sono sempre ritenuto, e mi ritengo ancora ogi, un garantista, ma credo che Passannante e Crocco abbiano avuto un sussulto dalle loro tombe, o da dovunque i loro resti a pezzi (così il Regno disse) si trovino, alla notizia che il sangue di chi li volle sottomessi e carcerati veniva rinchiuso fra le mura in un carcere della loro Terra. Ed io con loro.
O ancora che dire, sempre a proposito dell’ironia, sul Re che cade dal suo Castello, inteso però come il letto della sua cella. Come c’è del sotteso sberleffo nel carcerare a giungo il figlio del Re di Maggio. O nelle affermazioni del principino Emanuele Filiberto che si lamenta del fatto che suo padre “sia stato trattato come un bandito”. E come volevi trattassero un cittadino italiano accusato di sfruttamento della prostituzione, riciclaggio di denaro sporco, gioco d’azzardo illegale ed associazione a delinquere per i suddetti crimini? Come una star di Holliwood con tanto di crisi di panico ed isterismo collettivo? Senti caro il mio piccolo principe, pure a me non va che i miei avi che si battevano contro gli invasori delle loro terre siano stati chiamati briganti, e credo nemmeno a loro; però a noi i tuoi avi ci hanno proibito pure di gridarlo sui giornali o dai libri.
            Ma c’è dell’ironico pure nel coinvolgimento variegato dei personaggi in questa vicenda. Sembra infatti che Vittorio Emanuele si sia subito rincontrato con i cari amici del nonno: i fascisti. Già, con loro condivideva i suoi loschi affari e l’odio, a volte stupido e anacronistico, contro i “comunisti”.
            Purtroppo però, l’odio per i comunisti e le faccende da bandito non erano l’unica cosa che univa il Savoia con il Fascista. A legarli c’era anche un disprezzo cinico e imbecille verso l’universo femminile. Il turpiloquio e la volgarità che rivelano le intercettazioni, l’insopportabile linguaggio da bassifondi che in esse i due profondevano è, sinceramente, la cosa che mi offende di più. Non posso non condividere Prodi quando si rammarica e si dispiace soprattutto per la totale mancanza di rispetto della figura femminile che viene fuori da quei dialoghi: fosse pure solo per questo oggi merita il mio voto più di ieri.
            D’altronde cosa c’era da aspettarsi da un’accoppiata che professa il “credere, obbedire, combattere” per gli uomini e il “sottostare, servire e partorire” per le donne? IDIOTI: non trovo altri termini.
            Ma poi mi viene un dubbio: vuoi vedere che definire una ragazza “un bel tipo di porcella” o affermare di una giornalista rapita in Iraq “figurati che schifo, donna e comunista” è segno di nobiltà? Meno male che sono di stirpe contadina … grazie al cielo il mio sangue è rosso e non blue.           
            Comunque – permettetemi una conclusione ironica ed irriverente nei confronti della Storia Patria – sebbene in Italia da più anni ci sia una deplorevole situazione di crisi di civiltà dovuta al sovraffollamento delle carceri, la circondariale di Potenza ancora ha un po’ di spazio e di posto. Dunque, AVANTI, SAVOIA!
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