Cinismo e schizofrenia

Salve,
            sono ancora amareggiato da quanto accaduto l’altro ieri in una cittadina delle colline romagnole. Non dirò il nome del paese per rispetto della brava gente che quel luogo lo abita e che, nonostante l’accaduto, sono certo che c’è.
In questo paese, un gruppo di imbecilli ha “crocifisso” un diversamente abile su di una croce di legno legandolo con corde e scattando poi una foto con il cellulare, così, per souvenir. Il fatto mi fa imbestialire ed a stento trattengo le parole che vorrei urlare contro questi dementi. Ma ancora di più mi amareggia la cornice che il tutto ha contornato.
            Il fatto non è accaduto in una desolata contrada nel bel mezzo della notte a chilometri dal più vicino segno di civiltà. Oddio, la civiltà è in effetti distante anni luce da quanto avvenuto, ma gli uomini, quelli no. Infatti il tutto si è consumato nel centro della cittadina, dinanzi ad un bar ancora affollato, con la gente seduta ai tavolini; e qualcuno, ne sono certo anche se non c’ero, ha magari pure riso, dimostrandosi ancora più demente ed idiota dei carnefici. Sicuramente ci sono state persone che nell’intimo hanno sofferto per il malsano spettacolo, qualcuno, sicuramente, avrà pure pregato quel Dio che quella croce simboleggia di porre un freno alla bestialità del gesto dissacratore, e non penso siano mancati quelli che hanno protestato per l’offesa subita dal malcapitato, e con lui dall’intera civiltà dell’uomo. Ma nessuno, non uno, è intervenuto per porre fine alla barbarie. Nessuno si è avventato sui carnefici per fermarli, nessuno si è sentito in dovere, per non dire in obbligo, di porre fine a quanto accadeva, nessuno ha nemmeno urlato la propria vergogna per risvegliare l’incredibile grottesco silenzio che circondava lo spettrale accadimento. E se non fosse stato per una pattuglia di Carabinieri per caso da quelle parti chissà cosa sarebbe potuto succedere.
            Amareggiato. Amareggiato perché, purtroppo, non è un caso isolato quanto è accaduto. Quotidianamente abbiamo notizia di pestaggi nelle ore del giorno in strade affollate, di stupri da branco in un parcheggio all’ora di punta, di violenze e crimini perpetuati nella più totale e cinica indifferenza. Indifferenza che è sempre più vera e propria CONNIVENZA.
            E’ una società malata e moribonda quella che stiamo vivendo, dove ognuno confonde quella sana dote di individualismo propria dell’uomo con un cieco pensare solo a sé stessi: indifferenti a tutti. Ma ciò che mi fa ancora più male è un’altra considerazione. Credo, anzi sono sicuro, che, come in ogni luogo d’Italia, anche nella “cittadina del misfatto della croce” la sera prima, magari proprio dentro quello stesso bar, gli animi ed i cuori si erano scaldati ed avevano sofferto e gioito condividendo, empaticamente, quasi si fosse tutti una sola persona, con estrema condivisione, le sorti e le fatiche di altri uomini, di altri loro simili. Credo che per la gioia sentita e condivisa con quei loro simili e per l’impresa da loro compiuta, alcuni di quegli uomini che erano davanti allo stesso bar abbiano preso le loro vetture e, incuranti del pericolo di rovinarle o del dispendio di carburante, si siano messi a girare per le strade cittadine, strombazzando e urlando al mondo intero la gioia per la gioia di altri uomini, per la loro vittoria e per la loro felicità. E’ mai possibile che questa società sia così schizofrenica da indurre degli uomini ad insani gesti per celebrare una vittoria o piangere una sconfitta di altri su di un campo di calcio lontano centinaia e centinaia di chilometri, e, il giorno dopo, determinare negli stessi la più bieca indifferenza per la vita di un loro simile dall’altre parte della strada?  
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