E poi, andò a finire come tutti sappiamo

«La dichiarazione di guerra è già stata consegnata… [boati e applausi dalla folla] …agli ambasciatori di Gran Bretagna e di Francia [esplosioni di giubilo]. Scendiamo in campo contro le democrazie plutocratiche e reazionarie dell’Occidente… [grida festanti anche in altre città collegate via radio, persino in quelle che poi si scopriranno pienamente resistenti e antifasciste] …, che, in ogni tempo, hanno ostacolato la marcia e spesso insidiato l’esistenza medesima del popolo italiano [cori e inneggiamenti all’oratore]».

Ieri era il 10 giugno. Nello stesso giorno del 1940, dal balcone di Palazzo Venezia, a Roma, Mussolini seduceva il popolo italiano con l’annuncio dell’entrata in guerra al fianco della Germania. Seduceva? Non credo sia proprio il termine giusto, almeno a giudicare dai boati e dagli applausi della folla. Diciamo meglio che, in un certo qual senso, assecondava le tendenze di larghi strati del Paese, credo persino maggioritari. Dalla fine dell’estate precedente, la Germania sembrava vincere tutto: aveva già guadagnato molto a oriente e la campagna di Francia, iniziata dall’esercito tedesco un mese prima, era sul punto di portare i nazisti trionfalmente a Parigi (cosa che poi avvenne qualche giorno dopo, il 14 giugno). «Saltiamo sul carro armato di Hitler», avranno pensato i nostri connazionali d’allora, in quell’assolata giornata di tarda primavera. Se un solo uomo, in quelle piazze, avesse gridato il suo pacifismo o non interventismo, probabilmente sarebbe stato linciato quale traditore della patria; appena qualche anno dopo, a trovarne uno di quelli che applaudivano, dall’Alpi a Sicilia, sarebbe stata impresa ardua.

Perché è così che vanno le cose, e non solamente in questa parte di mondo e in quella stagione passata. Se qualcosa o qualcuno sembra vincente, i molti son tutti con lui o per quello. Lo spronano, lo sostengono, rendono a lui possibili le peggiori nefandezze, perpetuate sulla via che conduce all’immaginata vittoria. Poi le cose, magari, come allora e come domani, vanno male, vanno a finire come tutti sappiamo che andarono. E allora, solo lui era il colpevole, solo quel sistema il responsabile. Gli altri, assolvendosi tutti.

Persino, o meglio, per primi quelli che di più e con più forza avevano applaudito.

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