Ma perché, volevate pagarli di meno?

Posso dirlo: che noia, questa storia del reddito di cittadinanza. No, non lo strumento di sostegno al reddito per chi non ne percepisce altri; l’idea, e la retorica, per cui questo disincentiverebbe «i giovani» dalla ricerca di un lavoro vero e proprio. Un’idea, e una retorica, che, se volessi definire con le categorie che un tempo segnavano e davano senso e misura al linguaggio politico, chiamerei apertamente reazionarie. Se avete la bontà di seguirmi, proverò a spiegare meglio.

Che i giovani siano «bamboccioni», «mammoni» o troppo «choosy» per darsi alla fatica, l’abbiamo sentito molte volte, e non solo da destra. Che lo strumento di reddito garantito per chi non ne dispone sia il nemico del lavoro, però, è una novità. O meglio, è una novità solo perché prima, uno strumento del genere, non c’era o almeno non in queste dimensioni. Ma la sostanza, se vogliamo andare un po’ più in profondità, non è affatto nuova. Già gli agrari latifondisti si lamentavano dell’emigrazione transoceanica delle masse bracciantili meridionali, ad esempio, e trovavano un gancio nella retorica patria del regime fascista per chiedere una stretta sui flussi in uscita. Perché? Beh, semplice: perché se il mio bisnonno poteva andare a far il manovale a New York per qualche anno e mettere da parte un po’ di soldi necessari a comprarsi una casa e un pezzo di terra, è chiaro che era meno ricattabile dal barone, tantomeno dal suo caporale. E quindi, mi chiedo: visto che il reddito di cittadinanza non arriva a 800 euro al mese, per il ragazzo single di cui si stigmatizzano le scelte, i titolari dei locali, nemmeno di quelli di grido, per i quali, lo sappiamo, si lavora tanto e per tante ore a settimana, davvero non riescono a essere attrattivi, sotto quel punto di vista? In sostanza, davvero vogliono pagar loro un salario inferiore a quella somma, o comunque non competitivo rispetto a essa e alle condizioni offerte?

Infine, anche il fatto che non si trovino camerieri non mi convince del tutto, considerato, appunto, che agli stessi si vuole offrire meno di quella cifra di cui si diceva, dato l’effetto, per così dire, “deterrente” del reddito di cittadinanza denunciato dagli operatori del settore. Le logiche del mercato e del capitalismo che gli stessi cantano imporrebbero che, dinanzi a una carenza nell’offerta, la domanda alzasse il prezzo. Però non credo avvenga se, a rischio di ripetermi, quei 700 e rotti euro disincentivano al punto che a decine di migliaia (ché se «non si trovano camerieri e cuochi» è titolo da prima pagina sui giornali importanti, la scala deve evidentemente essere di questa grandezza) rinunciano a cercare e accettare un “lavoro vero”.

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