Sono venuti al mondo; lasciamoglielo abitare

«La pandemia dura da un anno e i bambini e gli adolescenti sono stati l’ultimo argomento. Non parlo solo di scuola e di istruzione, ma anche del loro diritto a essere quello che sono: non adulti, non autonomi. Con necessità specifiche: crescere sani nell’anima e nel corpo, con relazioni e stimoli, luce e spazio. Il rischio è che quando lo diventeranno sul serio, adulti, il vuoto di esperienza, di cultura, di affettività che si porteranno dietro sarà insormontabile. […] Annientare bambini e adolescenti davanti agli schermi, chiusi tra quattro pareti, perché il mondo degli adulti deve riuscire a barcamenarsi in ufficio, in fabbrica, nelle riunioni su Zoom è un’ingiustizia senza senso. […] Lo chiamano inverno demografico: la rinuncia a mettere al mondo dei figli. […] In questa quasi primavera, insolitamente assolata come lo fu quella del 2020, vedo chiaramente nel deserto delle strade là fuori il perché di questo inverno: non si sentono le voci dei bambini. Non sono previste le loro corse, non è loro consentito abitare a cielo aperto. Osservo anziani che portano a spasso il cane, signori che fanno jogging. È come se i bambini fossero stati tutti ricacciati indietro, nelle placente delle loro stanze, nel ronzio monotono delle connessioni. È come se fosse stato loro precluso il venire al mondo».

I brani riportati sopra sono tratti dall’editoriale di Silvia Avallone per il Corriere della Sera di mercoledì 17 marzo. Scrive per mestiere, e sa farlo; è una madre, e sente le cose che dice. È da oltre un anno che ai nostri figli stiamo chiedendo di farsi carico di una pandemia che noi adulti non siamo in grado di affrontare in maniera diversa, se non, appunto, chiedendo loro di rinunciare a essere quello che dovrebbero: bambini, adolescenti, nel piano della loro scoperta del mondo. Perché è di questo che parliamo, come scrive l’autrice di Acciaio: della loro venuta al mondo, del loro doverlo, e volerlo, abitare. E la cosa che mi fa più male è che non lo stiamo facendo per proteggerli: lo stiamo facendo per proteggerci. Dovrei privarmi io di qualcosa per tutelare lui; invece, chiedo a mio figlio di non andare a scuola, al parco, a giocare con gli altri, chiedo a lui di rinunciare al suo essere bambino, e non è ancora ben chiaro se e quanto ciò serva a difendere il resto. Stiamo chiedendo ai più piccoli di sacrificarsi per i più anziani; Enea ancora fanciulli, con addosso molti più Anchise di quanti le loro spalle troppo strette perché ancora da farsi potrebbero sopportare: «un’ingiustizia senza senso».

Sto dicendo che dovremmo sacrificare i vecchi per il diritto a crescere senza restrizioni dei più giovani? Non mi fate così crudele; dico che io accetterei meglio la rinuncia alle mie libertà perché mio figlio possa godere delle sue, di quanto mi costi oggi vederlo a casa con me, mentre chiedo alla sua infanzia di esprimersi sottovoce, perché sono al telefono con un collega.

E so che anche le nonne e i nonni sono padri e madri.  

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