Pur nelle pause, nasce e vive il sindacato

La radice della parola è: «insieme». Perché al contrario, nell’individualità, nessun sindacato è possibile. Ed è, la mia, un’affermazione così banale che non ci sarebbe nemmeno bisogno di esprimerla, se non vivessimo i tempi che attraversiamo. Quando sento gli entusiasmi per la possibilità di rendere “da remoto” la propria prestazione lavorativa, infatti, un po’ m’insospettisco. Di più, quando in quello avverto una sorta di acquiescenza verso una possibile nuova normalità del “prestare la propria opera a fronte di un compenso”, che, almeno nei servizi e negli impieghi, descrizione desueta, “di concetto”, potrebbe in un futuro più o meno prossimo darsi.

Da cosa nasce il mio dubbio rispetto alle positività manifeste? Dalla considerazione, appunto, della radice etimologica di quel “sindacato” con cui ho iniziato questo post. Lo smart working per esigenze puntuali e circostanziate, Dio lo benedica; lo sottolineo io, che non saprei come fare altrimenti, in questa situazione di scuole chiuse e figlio piccolo. Sul lavoro agile come guisa della normalità lavorativa, beh, permettetemi la pratica del sospetto. Cos’è, di fatto, quel modo di lavorare? Produrre senza incontrare i propri colleghi quasi mai, di certo non in quei momenti di pausa dal lavoro in cui, fra l’altro, nasce il confronto sulla propria condizione e, magari, le considerazioni per una rivendicazione o un’azione collettiva, foss’anche la semplice richiesta di una migliore organizzazione. Ognuno a casa sua, e quella possibilità è di fatto preclusa.

A parte quindi il sempre potenziale progressivo risparmio in termini di accessori salariali e contributivi (congedi parentali o permessi? Perché: stai a casa, guarda pure i figli; assicurazioni per danni sul posto di lavoro? Quando mai: sei nel tuo salotto; straordinari e altre indennità per prestazioni oltre orario o festive? Dai, non scherziamo: vale per quando ti rilassi in poltrona senza che nessuno ti veda), è proprio la mancanza di quel contatto continuo e costante con i propri pari sul luogo di lavoro che m’impensierisce.

Il sindacato nacque e nasce ancora anche in quelle pause trascorse insieme, fra un cambio turno in fabbrica, durante il veloce pasto sui campi, nello scambio di battute alla macchinetta del caffè in ufficio; togliendo quei momenti, rendiamo può ardua quella costruzione e il suo mantenimento in vita.

Praticando, infine, l’estrema solitudine del non aver compagni.

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