D’amaro e di freddo

Vibra cupa nel tremito d’un giunco sfregato
la pelle bagnata e tesa sopra la latta vuota;
con l’unica sua nota, il motivo della nenia
riempie di sé strade e case e paure antiche.

Sa d’amaro e sa di freddo, il ricordo del suono
che con forza e calma s’aggrappa ai pensieri,
portando indietro e in giro l’anima e il corpo,
lasciando all’oggi solo quel che non tiene

una memoria di ignoti spiriti e aviti timori,
nel pensiero ancora pronti a discender monti,
a uscir da scuri boschi e per scoscesi calanchi

brulli sotto la bianca luce nel cielo della notte
correre, urlare saltare e in maschera far rumore
per scacciare il buio, per allontanar l’inverno.

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