Sull’accettazione dell’opinione diversa dalla nostra, si misura la nostra tolleranza

In questi mesi di tensione diffusa per ovvie e comprensibili ragioni, mi è capitato, e non una volta, di dovermi confrontare con persone che, pensando di agire e comportarsi per il bene di tutti, cosa probabilmente vera, non accettavano non tanto che altri non agissero allo stesso modo, quanto che non sostenessero, convintamente, le loro stesse idee.

Per chiarire subito pur senza fare esempi (ché voglio tener fede all’impegno assunto), ad essere sotto accusa da parte di quelli che si dichiaravano ligi alle regole non era e non è solo l’effettiva contravvenzione a queste, che giustamente è soggetta a giudizio e sanzione, ma la semplice messa in discussione delle ragioni che hanno portato alla loro definizione. In sintesi, dicendo «non sono d’accordo sulla tal disposizione, perché la ritengo controproducente e sbagliata», pur socraticamente rispettandola, può capitare di incorrere nel biasimo dei suoi sostenitori, i quali – ed è capitato a chi scrive – spesso non esitato a vedere nella parola contraria alla norma, non nel gesto, ribadisco, una sorta di azione di disfacimento del senso comune a sostegno dell’impalcatura comunitaria, quando non già una vera e propria istigazione a commettere reato. Dite sul serio?

Ancor più curioso, poi, è che tale accusa venga pensata e prodotta nel momento stesso in cui gli accusanti rivendicano la filiazione della propria Weltanschauung direttamente dai valori dell’Illuminismo, contro l’oscurantismo del pregiudizio. Siete sicuri? Siete davvero convinti che sia opportuno rivendicare per sé i valori di apertura e tolleranza, mentre nemmeno la possibilità di tesi radicalmente contraria alla vostra ammettete a possibile argomento di discussione, persino quando (ed è il caso che più di frequente mi è capitato in questo periodo) le vostre stesse convinzioni si basano su valutazioni empiriche di fatti ancora tutti in divenire?

Ben strana, dev’essere, la tolleranza che non ammette dubbio alla sua verità.

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