Voglia di distanziamento linguistico dal sensazionalismo

Premetto che probabilmente è solo una mia impressione, e ammetto di non aver approfondito rigorosamente la questione, cercando conferme in scritti analoghi, in saggi o peritandomi di stilare precise statistiche per misurare l’entità del fenomeno di cui, in questo breve e non esaustivo post, mi accingo a scrivere. Però, sempre più spesso incontro testimonianze ed esempi che mi confermano nella convinzione che, rispetto alla stagione che stiamo affrontando, si stia sviluppando una forma d’isteria linguistica, con tanto di neologismi arditi, locuzioni in sé stesse contraddittorie, parole allarmistiche e discorsi allarmati. Fra questi, il definire «era» il momento che ci è toccato in sorte è forse il più emblematico.  

Da quando sono nato, ho sentito parlare di «era spaziale», «era atomica», «era cinematografica», «era televisiva», «era delle telecomunicazioni», «era digitale», «era internet». Adesso, «era covid»; non vi sembra un po’ esagerato? Secondo ricostruzioni accreditate, nel XIV secolo la peste imperversò per circa sei anni e si portò via, verosimilmente, 20 milioni di persone, che al tempo rappresentavano circa un terzo della popolazione europea, lasciando profondi e duraturi effetti sull’assetto sociale ed economico del continente. Eppure non ricordiamo quel periodo, già fra il tramonto del Medioevo e l’inizio del Rinascimento, come «era della peste nera» (e non credo solo per una questione di cacofonia). Oggi, a meno di un anno dall’inizio della pandemia da coronavirus, abbiamo irrevocabilmente deciso che essa sarà il segno e il simbolo di questi anni nei secoli a venire. Forse sarà così, ma forse no: difficilmente è definibile dai contemporanei l’elemento che potrà rendere i loro giorni “epocali”.

Certo, mi rendo conto che fra tutte le questioni che siamo chiamati a fronteggiare, questa sia sinceramente la meno importate. Tuttavia, ritengo che anche un uso più equilibrato delle parole che scegliamo per commentare le situazioni che viviamo possa servire a migliorare il clima. E di tutto, credo, abbiamo bisogno in questa fase, tranne che di inutili esagerazioni figlie di una volontà di fare del vacuo sensazionalismo, mascherata persino peggio di quanto sia costantemente negata.

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