Il vostro regno per un dispetto?

Per l’urlo disperato del Riccardo III shakespeariano di comprensione se ne prova tanta. Non per il personaggio in sé, che aveva ottenuto e mantenuto il trono con crudeltà inusitata, ma per quel suo ultimo fiato che implora una via per salvarsi, in fondo, sì. «A horse! A horse! My kingdom for a horse!», altro non è che la ricerca affannosa di un modo per salvarsi la vita, di chi già sa, e così sarà, in procinto di finire. Per i parlamentari inglesi conservatori un po’ meno.

Meno perché a rischio non è la loro vita, e meno perché, insomma, alla fin fine, tutta la loro durezza e purezza che li diceva ostili al piano May perché annacquava la Brexit e rendeva l’U.K. irrimediabilmente legato all’Unione europea, altro non erano che una ripicca nei confronti della premier, un modo come un altro per ottenerne la testa politica e istituzionale. Detta altrimenti, se i Tory MPs dovessero ora, con la promessa di dimissioni dell’inquilina del n. 10 di Downing Street, votare a favore dell’accordo da lei ottenuto con Bruxelles e gli Stati dell’Unione, vorrebbe dire che prima non l’osteggiavano convinti che, così facendo, difendessero l’interesse dei britannici, ma semplicemente per fare a lei un dispetto. Roba che se fosse avvenuta a latitudini differenti immagino toni e temi che avrebbero usato i tabloid della terra di sua maestà.

Chiariamoci, io vorrei che la Brexit fosse annullata domani e non spenderei un penny per il salvataggio politico della May. Ma quello che non comprendo è come potranno i suoi detrattori, che accusavano la premier inglese di aver fatto un accordo a ribasso contro gli interessi della sua nazione, dirsi favorevoli a quello stesso accordo, purché lei si tolga di mezzo.

Era una questione personale o c’entravano, davvero, le sorti del regno?

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