Sicuri di saper usare un boomerang?

Una volta mi capitò di guardare una di quelle trasmissioni che precedono i tg, dove i concorrenti cercano di portarsi a casa dei soldi rispondendo a delle domande o cercando di indovinare il pacco che ne contiene di più. E proprio in un caso come questo, il giocatore rimasto con due scatole da aprire, scartò quella con il premio maggiore, 500mila euro, mi pare che fossero, e si tenne l’altro, che ne conteneva qualcosa come 10 o 20mila. Bene, il moto collettivo di delusione dello studio e il viso contrito del conduttore all’apertura dei due pacchi furono in netto contrasto con il sorriso del concorrente: questi gioiva per aver vinto i soldi che un lavoratore si porta a casa in un anno o più, di certo non poteva piangere per la perdita di qualcosa che non aveva mai avuto.

Ecco, a questo episodio ho pensato in questi giorni, quando ho letto della polemica, fatta dai partiti avversari e sui media di certo non amici, sul caso delle mancate restituzioni di parte delle indennità e delle diarie percepite dai rappresentanti del M5S. Ci ho pensato perché mi è sembrato che quel movimento potesse sorridere alla notizia, più che disperarsene, un po’ come il concorrente della trasmissione di cui dicevo, e su proporzioni nettamente ribaltate, per giunta. Infatti, il tentativo di far passare come «buco», o peggio malversazione, la mancata corresponsione di contributi a un fondo a favore delle piccole imprese tenuto presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze per un presunto milione di euro e a opera di dieci o quindici soggetti, rischia di porre in risalto quella effettivamente adempiuta per oltre venti da parte delle centinaia di esponenti di quella forza politica.

Perché che seguo un po’ le vicende dei partiti, prima del clamore (interessato?) fatto sulla questione da alcuni giornali, non sapevo nulla del fatto che qualche centinaio di esponenti del Movimento 5 stelle, dal parlamento europeo alle assemblee locali passando per le camere nazionali, senza che nessuno davvero li obbligasse, avessero donato una parte dei loro emolumenti, fino a una cifra complessiva ben superiore ai venti milioni di euro, a un fondo pubblico per le imprese. E come me, immagino molti altri. Posatosi il polverone sulla decina di protagonisti del gioco dei tre bonifici, versione bancaria delle tre carte, rischia di rimanere sul fondo la notizia; la donazione di tutti gli altri. Con la fondata possibilità che qualcuno cominci a chiedersi se e come e quanti, da qualche altra parte, abbiano fatto altrettanto.

Insomma, è come con il boomerang. Strumento capace di colpire con efficacia e forza il proprio bersaglio, e in grado di ritornare verso chi l’ha lanciato dopo una traiettoria ellittica in caso di tiro a vuoto. Ma anche attrezzo utile per ironiche scenette con maldestri lanciatori colpiti dalla propria arma usata in modo sbagliato.

Ora, voi che tirate al grillino, siete sicuri di saperlo usare quell’aggeggio australiano?

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