Solo un nero alla guida di un’auto lussuosa

Giorni fa, Tiger Woods è stato arrestato dalla polizia della contea di Palm Beach, in Florida, perché fermato nei pressi dell’abitato di Jupiter alla guida della sua auto in quello che, agli agenti, è parso uno stato alterato da alcol o altre sostanze e che lo sportivo, uscito su cauzione, al contrario ritiene essergli stato indotto da una reazione non prevista dai farmaci prescrittigli a seguito di un intervento chirurgico subito da poco. I dettagli li chiarirà la magistratura, ma il contesto ha un sapore che pare già di sentirlo.

Quanto può essere verosimile la tesi per cui, invece, lui sia stato fermato non perché i poliziotti sospettassero che avesse bevuto ma, banalmente, perché era solo un nero (nella migliore delle ipotesi) alla guida di un’auto costosa che loro non potranno mai permettersi? E poi, magari, una volta scopertane l’identità, non gli sarà parso vero di poter sfoggiare il potere della divisa e del distintivo con un personaggio famoso, in grado di farli apparire inflessibili tutori dell’ordine. Ma l’avrebbero fatto con un bianco, biondo e dagli occhi azzurri? Avrebbero ignorato il beneficio del dubbio dinanzi a un campione “wasp” che gli stesse spiegando di prendere antidolorifici per i postumi di un’operazione? Non saprei, ma ne dubito.

Non sto dicendo che andavano a Woods concessi dei privilegi per il suo status di uomo di colore ricco (tra parentesi, non mi piace nemmeno il fatto che gli sportivi siano pagati così tanto per quello che, in fondo, è sempre e solamente un gioco), ma che, probabilmente, se fosse stato di pelle chiara oltreché danaroso, non ci si sarebbe accaniti come è accaduto con lui. Nel film di John Lee Hancock  The Founder, sulla storia degli inizi della più famosa catena di fast food d’America e del mondo, Ray Krock risponde ai fratelli Dic e Mac McDonald, che gli chiedevano perché non avesse semplicemente rubato l’idea e aperto dei ristoranti tutti suoi, che quello a cui puntava era sì il sistema, ma soprattutto il nome. «Se ti chiami McDonald», spiega, «in questo Paese non devi mai chiedere il permesso a nessuno», al contrario, se ti chiami Krock, tutti ti guardano con sospetto.

Se può valere per un nome, immaginate quanto valga per la pelle, non solo negli Usa.

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