Ma se fino a ieri li dicevate «condannati all’irrilevanza»

«Manca il tripode con l’acqua di Ponzio Pilato per lavarsi le mani sullo spazio imperiale del Pretorio, all’ora sesta di un giorno in cui il cielo si oscurò. Tutto il resto è pronto. Intellettuali, blogger, filosofi, storici, sindacalisti hanno già fornito la giustificazione teorica a questo tradimento repubblicano che ha come posta in gioco visibile il palazzo dell’Eliseo, ma in realtà arriva a intaccare le fondamenta dello spirito democratico francese e i suoi valori di fondo ereditati dalla Rivoluzione».

Così Ezio Mauro, su La Repubblica di giovedì, mentre critica quella parte di sinistra che non si schiera come un sol uomo a sostegno di Macron nel ballottaggio che domani lo vedrà opposto alla Le Pen, semplicemente, ritiene l’autorevole firma del quotidiano romano, per motivazioni che lo stesso vede, «quasi», come «un odio antropologico — che non ha nulla a che fare con la politica — per la figura fisica e insieme fantasmatica del tecnocrate che gioca la sfida del governo, mettendo le sue carte sul tavolo, senza camuffare la sua cultura e i suoi programmi nell’opportunismo della rincorsa populista». Accipicchia, devono essere davvero inqualificabili! A parte la questione dell’odio antropologico per il tradimento dei valori ereditati dalla Rivoluzione, dove forse, di quello, ce n’era di più e sul serio, c’è un punto che non mi torna nel ragionamento di Mauro: ma tutti quegli «intellettuali, blogger, filosofi, storici, sindacalisti» legati a visioni passatiste della lotta politica non erano epigoni ed esponenti di un’idea di sinistra ormai improponibile e fuori dal mondo, non erano, in sostanza e per loro implicita natura, «condannati all’irrilevanza»?

Lungi da me difendere categorie a cui non appartengo, però delle due, l’una. O i difensori di una certa ideologia sono ininfluenti e totalmente scollegati dalla realtà, e quindi non possono spostare voti di un elettorato che, conseguentemente, non rappresentano, oppure essi incarnano ancora una qualche sorta di pensiero di un diverso mondo possibile, sono ancora capaci di riflessione centrata sul tempo e nello spazio che stiamo vivendo e, pertanto, possono ancora contribuire alla definizione degli ambiti del dibattito e del discorso pubblico.

In tal caso, cosa si è fatto per ascoltarli prima che a questo punto si giungesse?

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2 risposte a Ma se fino a ieri li dicevate «condannati all’irrilevanza»

  1. FRANCESCO ROMANO scrive:

    «condannati all’irrilevanza»? o forse, per essere più aderenti alla realtà che si manifesta, condannati al “meno peggio” , in mancanza di altro?

  2. FRANCESCO ROMANO scrive:

    «condannati all’irrilevanza»? o forse, per essere più aderenti alla realtà che si manifesta, condannati al “meno peggio” , in mancanza di altro?

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