L’inarrestabile caduta nel particolare

«Eravamo partiti che volevamo la rivoluzione mondiale, poi ci siamo accontentati della rivoluzione in Italia, e poi di alcune riforme, e poi di partecipare al governo e poi di non esserne cacciati. Eccoci ormai sulla difensiva: domani saremo ridotti a combattere per l’esistenza di un partito, e poi magari di un gruppo dirigente o di un gruppetto, e poi, chissà, forse per le nostre persone, per il nostro onore e la nostra anima». Così Carlo Levi, ne L’Orologio.

Lo scrittore torinese, nel 1950, fa dire al suo Andrea Valenti, quasi sicuramente alter ego letterario di Leo Valiani, quello che oggi si manifesta in tutta la sua perfezione. La riduzione all’unico interesse del piccolo gruppo, magari dei propri personali destini, di quella grande tradizione socialista che era al contrario nata per la rivoluzione internazionale. E lì, nelle parole leviane, c’era ancora un riferimento all’anima e all’onore. Adesso? Basta uno strapuntino, non tanto un simulacro di potere da esibire, quanto un briciolo d’indennità da spendere. Per i pochi che l’agguantano, ovvio. A tutti gli altri, la pratica del tifo o la consapevolezza, fra il cinismo e la rinuncia, dell’inutilità del personale impegno, della propria partecipazione.

Da dove deriva la mia convinzione di quest’inutilità? Dall’esperienza accumulata nei miei quarant’anni, di cui più della metà spesi nel provare a dire e fare qualcosa in quel senso e in quegli ambiti. E ogni volta, con regolarità quasi scientifica, dal dover prendere atto che quanto detto, poi, alla fine, si riduceva a un nulla di fatto, quando non a pratiche a esso del tutto contrarie. No, non ne faccio una colpa a chi, di volta in volta, si è trovato a dover tentare di tradurre in provvedimenti le idee per cui, insieme, avevamo lottato, acconciandosi, presto o tardi, a limitare il suo ruolo a un quasi funzionariato, con sempre pronta la spiegazione assolutoria dei limiti del pragmatismo realista.

La colpa, se ce n’è una, è solo mia: quella di averci creduto. Rimedierò.

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