Ma i «partigiani veri» in quale corteo erano?

Il 25 aprile a Roma si sono tenuti due diversi cortei per le celebrazioni del ricordo della liberazione dai nazifascisti. A dividersi, pezzi storici di quell’eredità che mai si sarebbe potuta immaginare divisa in una ricorrenza come quella: l’Anpi da una parte, il Pd dall’altra. Motivo della divisione, la decisione della Brigata ebraica di non prendere parte alla manifestazione dell’associazione dei partigiani insieme con i gruppi che rivendicano la libertà palestinese, per evitare il ripetersi di quelle contestazioni che tante, troppe volte hanno animato gli eventi con quella duplice presenza.

Io non sono più iscritto al Pd e non lo sono mai stato all’Anpi; al primo perché ho smesso di riconoscermi nelle politiche che porta avanti, alla seconda perché penso che i partigiani siano quelli che hanno fatto la Resistenza, non chiunque si dica tale non avendolo mai dovuto dimostrare come potrei essere io, usurpando un ruolo che non mi sono guadagnato per quanto mi riconosca pienamente nei loro valori, a partire dalla Costituzione che abbiamo, frutto politico più duraturo di quella stagione. Così come è da tenere in considerazione la semplice circostanza che la Brigata ebraica non è il governo di Israele e che chi combatte affinché cessi l’occupazione delle terre palestinesi non è l’erede del Gran Muftì di Gerusalemme Amin al-Husseini. Triste, però, in tutto questo è stato l’epilogo di una vicenda nata male: quella divisione, appunto, fra chi si dichiara interprete e difensore degli ideali dell’antifascismo.

«Ubi solitudinem faciunt, pacem appellant», fa dire Tacito, nell’Agricola, a Calgaco, generale calèdone impegnato nel tentativo di infondere coraggio e motivazione nelle truppe al suo comando. Mi guardo intorno, e questo è quello che vedo. D’altronde, a cos’altro potevano condurre mesi, o sarebbe meglio dire anni, di delegittimazione, di scontro, di derisione continua e chiusura sistematica a ogni prova di dialogo e trattativa, se non al punto in cui si è giunti. E adesso? Boh; chiedetelo a quelli che hanno seminato di spine, gufi e rosiconi il terreno sul quale ora dovremmo insieme camminare.

E poi, chissà, forse hanno ragione quelli della “brigata blu” visti in piazza a Milano inneggianti alla comandante e patriota europea Coco Chanel (Coco Chanel? Davvero? Sicuri che fosse dalla stessa parte di Amendola, Pertini e Dossetti in quegli anni?), e l’antifascismo oggi è solamente una questione di stile, alla moda come certi locali per l’aperitivo in centro. In fondo, qualcuno già da un po’ diceva di sapere da che parte stessero i «partigiani veri»; dev’esser così anche per quei due cortei capitolini, giusto?

Questa voce è stata pubblicata in libertà di espressione, politica, società, storia e contrassegnata con , , , , , . Contrassegna il permalink.

Lascia un commento