La libertà di stampa è un valore non negoziabile

«La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure». Costituzione della Repubblica italiana, articolo 21, comma secondo. Per me, questo è un valore non negoziabile. E un potente che fa le liste dei giornalisti sgraditi a lui o alla sua parte, compilate con la scusa della, presunta, diffamazione, è inaccettabile.

E se tale è il cambiamento a cui i vari Di Maio e compagni (o sarebbe meglio dire “soci”, visto che la Casaleggio srl è con “associati”) vorrebbero condurre il Paese che si candidano a governare, allora è peggio, molto peggio, dei lugubri editti da Sofia del vecchio Berlusconi o delle ridanciane classifiche dei titoli sgraditi al giovane Renzi. Quell’elenco è intimidatorio; per quelli che vi sono compresi e per tutti gli altri. Quando il potere minaccia (ché il M5S è un pezzo del potere, dato che sono la prima o la seconda forza politica nazionale) la facoltà di scriverne, il dibattito e il clima politico generale prende sempre una deriva preoccupante e pericolosa.

I grillini non sono nuovi a questi attacchi contro la stampa, e pertanto la questione è dannatamente seria. Dalle rubriche del linciaggio sul blog del capo fino alle urla «buffoni, venduti, vergogna» lanciate contro i giornalisti, e raccontante da una testata non certo accusabile d’esser prevenuta nei confronti di quel movimento, durante le manifestazioni di piazza, lo spirito di quell’elettorato, di quella base e di quei dirigenti è sempre stato conflittuale nei confronti di chiunque praticasse l’arte del dubbio circa le virtù salvifiche dei venuti (o chiamati?) dalla Rete.

Gli stessi che a Roma stanno dimostrando le proprie precipue qualità “capitali”.

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1 risposta a La libertà di stampa è un valore non negoziabile

  1. Silbi scrive:

    Secondo me il problema dei Cinque Stelle è che non riescono a liberarsi dalla “sindrome dell’outsider”, quella che predispone al vittimismo verso la stampa “venduta al sistema”… ma un conto è la lamentela o l’invettiva lanciata dal mini partitino in cerca di visibilità, un altro è se a minacciare querele è addirittura il Vicepresidente della Camera (altra maledizione grillina: la prevalenza dell’appartenenza al partito – anzi, al non-partito – rispetto a qualsiasi altro ruolo, persino un’alta carica istituzionale). Sono le contraddizioni dell’anti-politica che entra nel Palazzo e vuole fingere di esserne rimasta fuori

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